Il suono è la sensazione che nasce nell'uomo quando una perturbazione meccanica si propaga in un mezzo elastico facendolo vibrare. Il suono contraddistingue tutta la nostra vita. Ogni minuto della nostra giornata si accompagna ad un suono, ad una melodia. La musica è la colonna sonora di ogni istante della nostra esistenza. Ogni uomo, ogni giorno, ogni minuto, ogni istante crea la propria playlist e condiziona le sue azioni e la sua libertà.

sabato 15 settembre 2018

Le illusioni degli "artisti" di oggi....


Questa settimana prendo spunto da un fatto secondo me increscioso dal punto di vista musicale che è capitato nelle ultime settimane; è passato quasi un mese dalla notizia che ha "sconvolto" il mondo della musica: la morte di un mito come Aretha Franklin.

Sarebbe grave e riduttivo classificare artisti come Aretha semplicemente cantanti, o interpreti; nel suo mondo e in quello che ha dato a noi e alla musica c'è molto di più; c'è lotta sociale, c'è la ribellione di un popolo per anni sottomesso, c'è la voce dell'anima che viene fuori in tutta la sua forza. In ogni caso questo post non vuole essere un suo omaggio (vi invito a leggere un bellissimo articolo del mio amico Lorenzo Vergani a riguardo http://theitaliansoul.com/aretha-franklin-anima-e-voce-di-un-popolo/ ) ma una critica a chi considera questo tipo di arte, e di artisti, accessibili a tutti.

Eh qui veniamo al fattaccio, “Un insulto alla musica”: così è stato definito dal web il tributo di Giusy Ferreri ad Aretha Franklin, scomparsa il 16 agosto a Detroit. Dal palco del Deejay on stage, evento organizzato da radio Deejay a Riccione, la cantante lanciata dalla prima edizione di XFactor è stata infatti chiamata a realizzare un tributo ad Aretha cantando le celeberrime "Think" e "I say a little prayer" assieme a Takagi & Ketra (i produttori con cui sta dominando le chart con Amore e capoeira) e la band degli Street Clerks (il gruppo ospite fisso di E poi c’è Cattelan).

Anche tenendo conto del fatto che la situazione è stata messa in piedi in fretta e furia, era il giorno stesso della scomparsa, e quindi senza prove e intese tra i musicisti, più che un tributo è stato un oltraggio.

L'errore di fondo sta nel fatto che si pensi che siccome nella loro vita queste due persone utilizzino ho hanno utilizzato il microfono come strumento del loro "lavoro" non vuol dire necessariamente che siano accomunabili e classificate nella stessa categoria, e trovo inconcepibile che Giusy non abbia avuto la benchè minima remora nel fare questa cosa.

Da suonatore di batteria, così mi voglio definire, se mi avessero chiesto di omaggiare Jeff Porcaro replicando una sua canzone o una sua performance non ci avrei neanche pensato minimamente tale il mio rispetto; la cosa preoccupante che la consapevolezza e la sicumera di Giusy sia stata costruita da un pubblico che l'ha portata, con il suo apprezzamento, su quel palco nonostante poche qualità dei suoi lavori artistici nonchè vocali.

Ma non finisce qui, perché successivamente è intervenuta anche Cheryl Porter, cantante e bravissima vocal coach statunitense trasferitasi in Italia, che ha pubblicato un video che ha fatto il giro del web in cui viene spiegata la gravità dell’accaduto: per l’artista infatti, Giusy e gli altri avrebbero mancato di rispetto ad uno dei personaggi più importanti per la comunità americana e afroamericana.

“Io non so chi cavolo ha scelto di fare questo grande insulto alla memoria di una delle più grandi cantanti della storia della musica” dice nel video Cheryl Porter. “Siamo a livelli bassissimi. Spero potete capire la gravità di questo grave insulto” continua. “Mancanza di rispetto, mancanza di preparazione. Con tutti i cantanti che ci sono proprio la peggiore per rappresentare la migliore – incalza-. Stiamo parlando della donna che ha rappresentato la liberazione, l’educazione, la forza delle donne, una cultura sottovalutata per tanti anni in schiavitù, la prima voce di liberazione. Io voglio qualcuno che chieda scusa per questo insulto alla memoria di Aretha Franklin” conclude la cantante. Parole pesanti che personalmente mi trovano d'accordo.

Badate bene, non sono qui a dire che se qualsiasi persona voglia cantare e/o avere successo deve essere per forza Aretha Franklin o niente, però bisogna avere chiaro in mente che ci sono vari livelli di artisti e alcuni di questi saranno sempre inarrivabili perché oltre alla tecnica affiancano caratteristiche che non si potranno mai imparare...il vissuto, la sensibilità le doti innate ecc...

Come si dice in questi casi....."occhio a non pisciare fuori dal vaso"

IL DOGUI





sabato 8 settembre 2018

Rock e Libertà

In questi giorni mi è capitato di guardare un documentario molto interessante chiamato "Free to Rock" che racconta come la musica, in particolare il Rock, abbia contribuito in maniera significativa alla fine della Guerra Fredda.

Il termine "Guerra Fredda" sintetizza la situazione che si presentò negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale. In pratica in un mondo dominato da due grandi potenze completamente contrapposte sul piano ideologico, capitalismo e comunismo, il conflitto sembrava inevitabile. Ma al tempo stesso i due contendenti avevano armamenti di tale potenza che una guerra avrebbe avuto conseguenze insostenibili anche per il "vincitore", e quindi di fatto il conflitto era impraticabile. Si venne così a creare una situazione anomala: una mobilitazione militare, economica e psicologica, di stato di guerra, ma al tempo stesso l'impossibilità di usare armi, che comunque continuavano ad essere prodotte e accumulate.


In questa situazione di stallo la musica cominciò ad avere un ruolo fondamentale; in quel periodo in America inizió farsi largo un ragazzo con il ciuffo e le movenze da tarantolato di nome Elvis Presley; il suo rock era adrenalina pura e le sue canzoni riuscivano a superare la cortina di ferro , ovviamente in gran segreto. I Servizi Segreti americani sfruttarono questa ocasione usando delle strategie, all'apparenza innocue, per cercare di destabilizzare il regime sovietico. Elvis Presley infatti, con la sua popolarità sempre più in ascesa negli Stati Uniti, si dice fosse stato mandato durante il servizio di leva nel distaccamento della Germania Ovest, avvicinadolo fisicamente al confine dell’est. Questa mossa contribuì a smuovere la voglia di libertà dei giovani socialisti che, fino a quel momento, avevano la possibilità di ascoltare solo musica popolare del regime. Al fine di reprimere sul nascere questo possibile pericolo, L'Unione Sovietica vietò la distribuzione in tutti i paesi della musica occidentale. Come spesso accade però quando si vieta qualcosa è automatico che nasca nelle persone la voglia di trasgressione e di ribellione; i "Bone Records" erano dischi di musica rock in simil vinile di contrabbando che venivano distribuiti agli angoli delle strade ai giovani aprendo di fatto una breccia nel totalitarismo socialista.

Per correre ai ripari l'Unione Sovietica creò dei gruppi musicali a "tavolino" e attraverso l'unica casa di produzione autorizzata, la Melodia, distribuirono una musica e delle canzoni rock sovietiche che però avevano l'approvazione, soprattutto nei testi, del regime.

Ma di fatto questa mossa servì a poco, Il rock proveniente dall'ovest ispirò migliaia di band e i loro altrettanto numerosi fan sullo sfondo dell’Europa orientale e dell’Unione Sovietica. Flowers, Kino e Plastic People of the Universe furono solo alcuni dei gruppi che diedero linfa ai movimenti giovanili apertamente schierati contro il governo comunista e che alimentarono il desiderio collettivo di libertà.

Tra le personalità musicali di spicco in Russia vi è Stas Namin, fondatore della leggendaria band The Flowers (più di 60 milioni di album venduti); organizzatore della SNC, prima società di produzione indipendente dell’Unione Sovietica; creatore delle prime aziende private (agenzie di concerti, reti televisive, etichette discografiche, stazioni radio, etc.), che hanno abbattuto il monopolio statale.

A poco a poco il regime sovietico capì che questa ribellione era impossibile da sedare e per questo motivo cominciò ad organizzare dei concerti di star occidentali nei paesi dell'Unione Sovietica. Storici furono i concerti dei Beach Boys in Cecoslovacchia e di Bruce Springsteen a Mosca fino ad arrivare alla data storica del 12 e 13 Agosto 1989 con il primo concerto in piena cooperazione tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti: Il Moscow Music Peace Festival. Tra i musicisti partecipanti vi erano: Bon Jovi, Gorky Park, Ozzy Osbourne, Mötley Crüe, Skid Row, Cinderella e gli Scorpions, i quali hanno dedicato a tal proposito alcuni dei loro versi più famosi:

I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change
An August summer night
Soldiers passing by
Listening to the wind of change

Nel documentario, come testimoni del periodo sono stati intervistati Mikhail Gorbaciov, Bruce Springsteen, Jimmy Carter, Beach Boys, Scorpions, Billy Joel, Metallica. Durante le interviste sono state mostrate significative immagini dell’epoca di eventi e concerti importanti.

IL DOGUI

mercoledì 25 luglio 2018

Origine del nome dei gruppi - PINK FLOYD




Fu il grande genio della mente di Syd a scegliere il nome: Pink Floyd Sound, che deriva dai nomi di battesimo di due bluesmen americani quasi sconosciuti, Pink Anderson e Floyd Council, successivamente abbreviato a Pink Floyd.
Durante un’intervista Syd Barrett rispose al giornalista che gli chiese da dove derivasse il nome: “Da dove deriva il nome Pink Floyd? Mi è stato suggerito dagli alieni.
Pinkney Anderson è stato un chitarrista blues americano. Nato a Laurens (Carolina del Sud) il 12 febbraio 1900 e morto il 12 ottobre 1974. Pink aveva perfezionato una discreta tecnica musicale che consisteva nell’uso della chitarra e dell’armonica a bocca. La sua carriera è limitata all’incisione di pochi brani all’inizio degli anni 60.
Floyd Council nasce nella Carolina del Nord il 2 settembre 1911. Chitarrista blues perlopiù sconosciuto al grande pubblico, ha al suo attivo alcune canzoni registrate. Muore il 9 maggio 1976.
In un’epoca in cui non esisteva internet, appare piuttosto difficile comprendere come il giovane Syd Barrett potesse avere ascoltato i due musicisti americani, i quali peraltro non si conobbero mai fra loro.
Alcune notizie riferiscono di alcuni dischi di importazione americana ascoltati da Syd, ma la verità non si saprà mai.
Quello che conta è che Syd Barrett abbia influenzato con la sua genialità più di una generazione musicale.
Syd era genio e sregolatezza, in tutto !!!

mercoledì 18 luglio 2018

Origine nome dei gruppi - PEARL JAM



Ci sono alcune teorie diverse riguardo all'origine del nome PEARL JAM e sembra che il nome abbia più significati.
C'entra la nonna Pearl, la marmellata allucinogena...e anche dell'altro:
- la prima teoria, più misteriosa ed affascinante ci dice che La nonna di Eddie si chiamava Pearl ed era sposata con un nativo indiano che aveva influenzato il suo modo di cucinare. Aveva una ricetta di una marmellata allucinogica fatta col peyote. Di qui il nome Pearl Jam.
- la seconda teoria, quella più attendibile,  la racconta direttamente il frontman Eddie:
"Ricordo quando cercavamo un nome per il gruppo che sostituisse Mookie Blaylock, ma ero più
interessato a scrivere canzoni, perchè credevo fossero più importanti, non sapendo quanto fosse
determinante e rappresentativo il nome per un gruppo. Così il nome arrivò...era composto da due parole. Una delle quali era Pearl. Il nome della mia grande nonna, sposata con un contorsionista che di solito si faceva mettere dentro una valigia. Pearl è anche un termine usato nel surf per indicare il momento in cui si prende l'onda in pieno.
Il disco migliore di Janis Joplin è Pearl.
Ma credo che la migliore giustificazione per il nome Pearl Jam sia riguardo la perla stessa e al processo secondo cui diventa tale. Prendere degli escrementi e trasformarli in qualcosa di bello...così è iniziata la nostra band...prendere le emozioni che lottavano dentro di noi e trasformarle in canzoni... in questo modo le canzoni diventavano dei veicoli con cui si affrontavano i problemi... e grazie alla musica, agli strumenti, alla voce queste canzoni prendevano forma e non erano più solo escrementi...era qualcosa di bello.
La rabbia è un energia e la merda può diventare bellezza...la prova è nella perla."

Ci piace pensare che siano vere entrambe......una perla allucinogena che risveglia i sensi....

lunedì 16 luglio 2018

Romeo & Giulietta, Shakespeare come back!


Di nuovo in scena a grande richiesta di pubblico partendo da Milano presso il Teatro degli Arcimboldi, il musical di grande successo Romeo & Giulietta Ama e Cambia il Mondo, ultimo capolavoro di David Zard, scomparso il 27 gennaio, tratto dall'opera di William Shakespeare.
Romeo & Giulietta, ultima testimonianza del talento visionario di Zard, il quale amava di che "...non posso quasi più vedere il mio spettacolo, non reggo tanta emozione, con Ama e cambia il mondo abbiamo rivoluzionato il concetto di teatro, è la dimostrazione dell'eccellenza italiana esportata nel mondo. Uno spettacolo definito kolossal, che non ha misure di definizione ed attrae spettatori di ogni età. Spettacoli come questo sono il futuro dell'intrattenimento. Con tutta la tecnologia, sono ormai pochi i concerti di grandi star che riescono a coinvolgerti veramente. Un musical come Romeo & Giulietta, invece, riesce a conquistare il pubblico perché è autentico."

Alla regia ed alla direzione artistica uno dei registi, coreografi e ballerini più prolifici ed eclettici della scena internazionale, con una carriera ventennale: Giuliano Peparini. 
Nella sua carriera Peparini è stato spesso ispirato da Shakespeare "...Romeo & Giulietta è lo spettacolo al quale sono più affezionato, amo Shakespeare da sempre e questa tragedia è costantemente fonte di ispirazione per me...riscrivere e creare questo spettacolo è stato un enorme piacere ed al tempo stesso un dolore immenso perché non sono mai riuscito a staccarmi da questa opera drammatica dall'epilogo doloroso. Ho pianto, ho riso, mi sono arrabbiato ma ho amato. Ho tanto amato svegliarmi ogni mattina e ritrovare gli artisti con e per i quali ho creato questa storia che non morirà mai..."

La versione italiana del musical è a cura dell'affermato autore Vincenzo Incenzo il quale ha scelto di mantenere la struttura drammatica originaria dell'opera ma ponendo al centro le emozioni dei personaggi.
"...impossibile resistere al profumo di Shakespeare, ed irresistibile è la tentazione di proporre a Romeo & Giulietta un vestito sempre nuovo....lo spettacolo attraverso le sue liriche, le sue scene ed i suoi attori è un inno alla bellezza ed alla differenza..." asserisce Incenzo.

45 artisti sul palco, oltre 30 ballerini ed acrobati che indosseranno oltre 200 costumi disegnati da Olivier, 55 persone di produzione tra cui 35 solo di equipe tecnica, un allestimento scenico di circa 550 mq tra palco ed aree tecniche e di backstage.
Romeo & Giulietta la storia d'amore più popolare di ogni tempo, un kolossal, con le sue musiche e le sue magiche atmosfere continuerà ad incantare il pubblico.

sabato 14 luglio 2018

Ministri + The Hives Rugby Sound Festival


Venerdì scorso, 6 Luglio, ho avuto la possibilità di assistere ad un concerto Rock dal vivo in occasione del Rugby Sound Festival al Castello di Legnano.

Quella sera si sarebbero esibiti come band principale la band svedese The Hives e come opening show I Ministri.

Il palco mi colpisce subito positivamente: spazio grande, schermi giganti laterali e soprattutto un impianto ai livelli dei festival live più famosi.

Dopo aver deliziato lo stomaco con il classico panino e salamella innaffiati da una bella birra, io e i miei colleghi del blog Dreamkoma, attorniati da non più di un migliaio di anime veniamo travolti dalle prime note dei Ministri con il loro ultimo singolo IDIOTI.



Colpevolmente conoscevo poco questa band italiana: sono un gruppo alternative rock formatosi nel 2003, i tre componenti principali, Federico Dragogna (paroliere, chitarra e cori), Davide Autelitano, detto "Divi" (voce e basso) e Michele Esposito (batteria), si conoscono fin dai tempi della scuola e dopo anni di gavetta riescono ad imporre la loro identità grazie agli ultimi due album: Tempi Bui e i soldi sono finiti.

Si capisce subito però che il loro pane è la performance live; grazie ad un buon livello di suoni, la cassa batteria con un bellissimo e potente "pitch" ma il livello della voce forse un po' troppo basso, i ragazzi dimostrano subito che non sono venuti a fare gli sparring partners di nessuno.

Poco più di un'ora di concerto dove le canzoni scorrono via benissimo e mi colpiscono piacevolmente nonostante non conoscessi gran parte del loro repertorio. E questo grazie ad un impatto sonoro potente, supportato da due ulteriori chitarristi, ed ad una buonissima tecnica dei musicisti; certo il genere dal punto di vista musicale è abbastanza limitante: zero dinamiche, nessun assolo, pochi strumenti ecc. tutte caratteristiche che alla fine fanno sembrare molti pezzi uguali agli altri; tuttavia è indubbio che questa band ha delle ottime qualità e di sicuro li terrò d'occhio magari replicando qualche live in futuro.



Dopo l'opening show, e dopo circa 40 minuti fisiologici di cambio palco e soundcheck, ecco salire gli svedesi The Hives, che a detta dei Ministri sono stati ispiratori tra gli altri della band italiana. Con queste prerogative la mia aspettativa era molto alta e forse per questo alla fine sono rimasto alquanto deluso dalla loro performance per vari aspetti che adesso cercherò di spiegarvi.

Ma prima due parole sulla band: sono in tutto 5 musicisti:

- Pelle Almqvist - Voce
- Chris Dangerous - Batteria
- Vigilante Clastroem - Chitarra
- Nikolaus Arson- Chitarra
- Dr. Matt Destruction  - Basso

si formano nel 1993 ed hanno all'attivo 5 album di genere prettamente Garage Punk.

Sul palco la band si muove molto bene, il leader Pelle Almqvist sa come portare il pubblico dalla sua parte muovendosi come un forsennato, creando non pochi problemi agli uomini di palco occupati a districare il filo del microfono che sistematicamente si impigliava in qualche ampli o strumentazione varia, e interagendo con loro. E' forse questo il primo aspetto che non mi è piaciuto: l'ossessione di uno straniero di ripetere fino allo sfinimento e a caso le tre parole in italiano che ha imparato: "grazie mile mile grazie, signori, signore".

Inoltre l'impatto sonoro, soprattutto in comparazione con i Ministri, è molto scarno e senza quelle caratteristiche che questo tipo di genere deve avere. Questo lo si può attribuire anche ad una tecnica dello strumento non eccelsa soprattutto nel mio bersaglio preferito, il batterista: la poca tecnica base nell'uso delle mani lo porta ad usare molto gli avambracci con il risultato di avere un suono poco fluido e soprattutto un eccessivo dispendio di energie. Dopo pochi brani infatti Chris Dangerous era sudato come un maratoneta all'ultimo kilometro e alla fine del concerto sicuramente sarà stato costretto a mettere le braccia dentro il ghiaccio per lo sforzo.

Complice anche la lingua inglese, che personalmente non mi porta immediatamente ad una comprensione completa del testo, la mia sensazione del "tutto uguale" tra un brano è l'altro è stata ulteriormente marcata portandomi alla noia; infatti non vi nascondo di aver levato le tende dopo circa un ora e mezza della loro performance nonostante non averresero ancora finito.

Insomma concludendo una serata tutto sommato piacevole e positiva, se dovessi fare il pagellone direi:

- MINISTRI: VOTO    7/8
- THE HIVES: VOTO 6

Almeno dal punto di vista musicale venerdì scorso La Svezia è uscita sconfitta sul campo.

IL DOGUI