Il suono è la sensazione che nasce nell'uomo quando una perturbazione meccanica si propaga in un mezzo elastico facendolo vibrare. Il suono contraddistingue tutta la nostra vita. Ogni minuto della nostra giornata si accompagna ad un suono, ad una melodia. La musica è la colonna sonora di ogni istante della nostra esistenza. Ogni uomo, ogni giorno, ogni minuto, ogni istante crea la propria playlist e condiziona le sue azioni e la sua libertà.

sabato 28 aprile 2018

L'espressione di un'arte può essere solo un'ostentazione della tecnica?


Tre settimane fa al teatro Arcimboldi di Milano il chitarrista Joe Satriani ha portato in scena un progetto da lui fondato nel 1995 chiamato G3, che raccoglie i migliori chitarristi contemporanei in un tour che gira tutto il mondo. Yngwie Malmsteen, Steve Morse e Steve Vai sono stati negli anni i protagonisti di questo progetto insieme a Joe. Quest'anno invece ad affiancare Satriani c'erano John Petrucci, chitarrista dei Dream Theater, e Uli Jon Roth, ex Scorpions.

Personalmente non ho mai partecipato dal vivo a questo progetto però ho visto molti DVD a riguardo e per quest'ultima data ho avuto la testimonianza del bassista e chitarrista che suonano con me, direi molto attendibile.
La reazione che subito mi hanno trasmesso loro era un misto tra delusione e confusione. Per quasi tre ore questi maestri di tecnica hanno prodotto note a velocità e volume incredibili lasciando la maggior parte degli spettatori allibiti. Ma la domanda  che sorge è, che emozioni rimangono di una serata del genere? penso non tante.

In ogni arte, compresa la musica, la tecnica e lo studio sono fondamentali ma solo come base per esprimere meglio originalità ed emozioni. Solo con la padronanza dello strumento si hanno più possibilità di esprimere la propria idea di musica.

Se questa tecnica però rimane fine a se stessa si perde la vera essenza e alla fine si crea un muro tra lo spettatore e l'artista. Se penso per esempio alla pittura, un artista che sa fare un ritratto alla perfezione come se fosse una fotografia è di sicuro bravissimo...ma non esprimerà mai un'emozione come un quadro di Picasso o Mirò, che di sicuro sanno ugualmente disegnare ma che esprimono la loro arte in una forma espressiva originale e unica.

Poche note messe nel punto giusto e suonate a dovere valgono più di mille scale pentatoniche fatte ala velocità della luce, e se si riesce a trasmettere qualcosa ecco che entra in gioco un fattore che non si impara con lo studio ma si ha dalla nascita e cioè il talento.

Per questo se mi chiedono, "che mi dici di Joe Satriani?" io rispondo "è di sicuro uno dei più bravi chitarristi al mondo, ma sinceramente non mi piace!!". ovviamente è un mio parere....e a giudicare dal successo mondiale che ha il progetto G3 sono in tanti che non la pensano come me.

IL DOGUI






lunedì 23 aprile 2018

RENT Il Musical - Nazionale Milano

Una delle missioni di Jonathan Larson, autore ed ideatore di RENT, era celebrare l'arte e gli artisti. L'obiettivo di Larson, purtroppo deceduto poco prima del debutto della sua creazione a Broadway, era quella di lavorare sull'opera La Bohème e di ricollocare la storia degli artisti parigini di Giacomo Puccini nell' East Village di New York.
RENT racconta l'essere giovani a New York, la città che non dorme mai, l'essere forti, esuberanti ed estroversi, ma allo stesso tempo impauriti dagli ostacoli che la vita gli presenta. 
La parola musical può sembrare riduttiva per questa opera rock che presenta tutti i connotati di un vero e proprio melodramma; è un'opera molto particolare dove il pubblico non si trova ad assistere passivamente allo spettacolo, ma è parte integrante di esso. 
In scena il tentativo è quello di rappresentare  i sentimenti universali dell'amore, dell'amicizia, della morte contestualizzati nel periodo di fine millennio. Se al tempo della vita bohemienne la gente si trovava a combattere malattie come la tubercolosi, in Rent troviamo giovani alle prese con l'Aids, la  droga. Se un tempo gli artisti comunicavano attraverso la pittura, adesso i tempi sono evoluti, la video arte ed il cinema hanno avuto il sopravvento.    
Rent è un attuale esempio di cosa significa essere giovani, ora conquistati dall'amore ora alle prese con le difficoltà della vita.
Il segreto del successo di questo musical è sicuramente da attribuire alla sua buona dose di ottimismo, alla volontà di potercela fare, ad aver fede in quello che verrà. 

TEATRO NAZIONALE -MILANO- 31 Maggio 2018

venerdì 20 aprile 2018

Il mangia Pipistrelli: Ozzy



Alcune persone sono dotate di un fisico eccezionale, capaci di condurre una vita sregolata senza che il proprio organismo ne risenta, da questo punto di vista i musicisti rock sono un caso straordinario: droghe e alcool sono all'ordine del giorno. 
Ozzy Osbourne, ex voce e ora di nuovo cantante dei Black Sabbath, è insieme a Keith Richards e Iggy Pop un vero fuoriclasse in questa discutibile classifica. Il 61enne cantante di Birmingham in quanto a eccessi non è proprio secondo a nessuno. 
Al di là dell’uso frequente di alcool e droghe, Ozzy Osbourne combatte da tempo con una patologia simile al Parkinson ed è perfino stato in coma farmacologico in seguito a un incidente in quad-bike che gli procurò la rottura del collo. Addirittura nel 1982, ubriaco, addentò la testa di un pipistrello che gli venne lanciato sul palco, dopo averlo scambiato per un animale di gomma. 
Il pipistrello riuscì a morderlo e benché il cantante avrebbe potuto morire di rabbia, oggi è ancora qui tra noi. Già nel 2010, Ozzy è era entrato in un piccolo campione di persone il cui codice genetico era stato scomposto e analizzato. 
Il ricercatore responsabile del progetto ha definito Osbourne un "miracolo medico". Il referto spiega infatti che “Ozzy è 6.13 volte più incline rispetto alla media a cadere nella dipendenza da alcol, ma anche 1.31 volte più incline a diventare dipendente da cocaina e 2,6 volte ad avere allucinazioni causate dalla marijuana”. Il gene ADH4 di Ozzy (che è responsabile della scomposizione dell'alcol) è in grado infatti di scomporre l’alcol molto più rapidamente rispetto alla media.

mercoledì 18 aprile 2018

Una serata da passare sul divano a "guardare" il rock

Rumble: Il grande spirito del rock (Rumble: The Indians Who Rocked the World) è un documentario canadese del 2017 diretto da Catherine Bainbridge e Alfonso Maiorana.
Il film mostra l'impatto dei musicisti indigeni in Canada e negli Stati Uniti nello sviluppo della musica rock. Tra gli artisti mostrati, Charley Patton, Mildred Bailey, Link Wray, Jesse Ed Davis, Stevie Salas, Buffy Sainte-Marie, Robbie Robertson, Randy Castillo, Jimi Hendrix e molti altri.
Il titolo del film si riferisce al componimento strumentale pionieristico chiamato "Rumble", pubblicato nel 1958 dal gruppo americano Link Wray & His Ray Men. Questo pezzo strumentale fu importante per molti artisti.
Ci sono molte sezioni in cui musicisti influenti parlano dei contributi portati dagli artisti indigeni, compresi commenti di Quincy Jones, George Clinton, Taj Mahal, Martin Scorsese, John Trudell, Steven Tyler e altri.

lunedì 16 aprile 2018

Teatro Regio di Torino: "Evita"

"...ho solo un'ambizione personale: che il giorno in cui si scriverà il capitolo meraviglioso della storia di Peròn, di me si dica questo: c'era, al fianco di Peròn, una donna che si era dedicata a trasmettergli le speranze del popolo. Di questa donna si sa soltanto che il popolo la chiamava: Evita..."

Arriva finalmente in Italia al Teatro Regio di Torino dal 04 al 09 maggio, il musical "Evita", un'edizione in lingua originale di Andrew Lloyd Webber, liriche di Tim Rice e regia di Bob Tomson  e Bill Kenwright.
Lo Show è un musical liberamente ispirato alla vita di Evita Peròn, moglie del Presidente argentino Juan Domingo Peròn.
La prima esecuzione di Evita fu un'incisione discografica, come era già stato per Jesus Christ Super Star, nel 1975 e raggiunse il disco di Platino nel Regno Unito.
Il debutto teatrale avvenne nel 1978 in un teatro nel West End a Londra e poco dopo fu portato con successo anche a Broadway.
Tra i brani più famosi dello spettacolo è da evidenziare senza alcun dubbio Don't Cry for Me Argentina, cantata da Evita dal balcone della Casa Rosada al suo paese ed alla gente il giorno della proclamazione dell'elezione a Presidente del marito. 
Evita è un musical ambizioso, che s'ispira alla tradizione dell'opera italiana nell'alternanza tra canto e recitativo, e che trae la sua forza dall'interazione tra stili musicali diversi: rock, pop, tango, folklore spagnolo si mescolano a suggestioni di Puccini e di Britten per creare una partitura piena di tensione drammatica e di canzoni indimenticabili. Si passa da brani più classici come Requiem for Evita a ritmi tipicamente latini come Buenos Aires o And teh Money Kept Rolling In (And Out) a pezzi tipicamente rock come Oh, What a Circus e Peron's Latest Flame.  
Andrew Lloyd Webber e Tim Rice mettono in luce gli aspetti positivi e negativi di una figura femminile controversa, in una serie di quadri musicali che seguono la strabiliante carriera di Eva e la sua tragica fine; uno spettacolo che tratta del fascino ambiguo dei leader carismatici e dei populismi esaltandone gli aspetti più glamour e scomodi.

Teatro Regio -Torino- dal 04 al 09 maggio 2018

sabato 14 aprile 2018

Umbria Jazz: l'esperienza musicale da provare una volta nella vita




Se non avete mai visitato Perugia vi consiglio caldamente di farlo; è una città bellissima, non solo architettonicamente, ma nei suoi vicoli c'è un'atmosfera che ti riporta indietro nel tempo e in ogni angolo si respira storia e cultura.
Questa cultura, nella sua declinazione musicale, viene amplificata ogni mese di luglio durante il festival di Umbria Jazz.

Questa manifestazione, che vide la sua prima edizione nel 1973, nasce da un'idea del commerciante e appassionato di jazz Carlo Pagnotta; questi, all'interno di un caffè nel centro storico di Perugia adesso chiuso, propose il suo progetto a due esponenti di spicco della neonata Regione Umbria che dimostrarono subito di gradire l'idea coinvolgendo l'assessore al turismo dell'epoca. Fu stilato un programma artistico con la collaborazione di Alberto Alberti, all'epoca il principale manager italiano nel mondo Jazz, e in poco tempo venne organizzata l'edizione n°1. E si partì subito con il botto: in piazza IV Novembre a Perugia ci fu la prima data italiana dei Weather Report con un altissima affluenza di pubblico nonostante la poca promozione.

Come spesso accade questo tipo di manifestazioni subì anche delle ingerenze politiche, erano i cosiddetti "anni di piombo", obbligando la direzione artistica a sospendere per alcuni anni il festival diventato ormai troppo politicizzato. La rinascita si ebbe nel 1982 e da quel momento il festival non ha mai bucato un anno.

Anche se il nome è rimasto quello originale dal 1985 Umbria Jazz è diventato un festival che accoglie tanti altri generi musicali: dal rock, al blues, al funky..ed è per questo che è una tappa fondamentale per chi è appassionato di musica.

Dopo la riapertura poi si cercò una certa stanzialità nell'organizzazione degli eventi; il 90% dei concerti infatti si sono concentrati nella città di Perugia, all'inizio coinvolta con altre città della regione, dando una maggiore comodità al visitatore che evitava così spostamenti scomodi.

Sostanzialmente da anni la manifestazione si suddivide su tre grandi palchi all'aperto:

- Piazza IV Novembre
- Giardini Carducci
- Arena Santa Giuliana 

più una serie di club, teatri e locali per session più "intime".

Un'altra particolarità interessante è che nelle prime due location, IV Novembre e Carducci, si esibiscono artisti da tutto il mondo collezionando quasi dieci ore di musica, per palco, a cui il visitatore può assistervi totalmente gratis e senza il pagamento di alcun biglietto o ingresso.
Vero è che ogni anno i grandi nomi della musica si esibiscono nell'unica location, Arena Santa Giuliana, che prevede il pagamento di un biglietto; in ogni caso il prezzo è molto accessibile e il visitatore può tranquillamente fare un mix tra le due situazioni portandosi a casa un bagaglio di ascolto musicale che non ha eguali.

La mia esperienza personale è difficile esprimerla a parole; ho avuto la fortuna di partecipavi in 4 anni diversi e soprattutto ho usufruito del sostegno di un ex-collega e amico che abita proprio a Perugia sia per un'aiuto nell'alloggio che nella scoperta di questo festival.

Ivano, questo è il suo nome, non solo è un musicista cresciuto in una famiglia di musicisti ma è anche un profondo conoscitore della città di Perugia, sia per storia che per cultura, ed è in poche parole il compagno ideale per immergersi completamente nell'atmosfera di questa manifestazione. Probabilmente senza di lui non avrei colto a pieno tutte le emozioni che una esperienza del genere può regalare e di questo glie ne sarò sempre riconoscente.
La particolarità che mi aveva colpito era la conoscenza e cultura musicale del cittadino di Perugia: tramite Ivano ho conosciuto tanta gente del luogo durante i concerti e, nonostante alcuni non suonassero alcun strumento, avevano un "orecchio" critico che dimostrava enorme competenza. Immergendosi nell'atmosfera però ti viene facile dare una spiegazione a questo: in genere la cultura musicale inizia a costruirsi in ognuno di noi nella fase adolescenziale o poco prima....a quell'età il Perugino medio della mia generazione ha avuto il privilegio di vedere dal vivo nomi come Dizzy Gillespie, Chet Baker, Miles Davis, Herbie Hancock, Keith Jarret e molti altri giganti della musica; potete benissimo capire come possa essere stata formata una persona partendo da queste basi.

Al di là di tutto Umbria Jazz è un evento che almeno una volta nella vita va vissuto per tanti motivi: perché la città "trasuda" musica in ogni sua forma e ovunque, perché scopri degli artisti che non avresti mai potuto conoscere, perché riscopri che quando c'è la passione tutto il resto passa in secondo piano. Nei palchi gratuiti c'è un'assoluta libertà di conversare con i musicisti che si sono appena esibiti riscontrando in loro un'assoluta umiltà nonostante la bravura e il talento, e gli stessi musicisti te li puoi ritrovare in qualche locale la sera tardi improvvisando Jam session con i musicisti del posto unicamente per la voglia di "fare" musica e tutto questo, credetemi, arricchisce l'animo e il cuore.
W UMBRIA JAZZ.

Se volete consultare il programma di quest'anno andate su www.umbriajazz.com

IL DOGUI


venerdì 13 aprile 2018

Resilienza - vita di Rick Allen


Voglio raccontarvi la storia del musicista, RICK ALLEN, batterista della famosa rock band: i DEF LEPPARD. 

Nel 1984 fu protagonista di uno spaventoso incidente, si schiantò con la sua auto contro un muro, perdendo completamente il braccio sinistro. Tale evento gli procurò il disturbo post traumatico da stress(PTSD) che ha quasi distrutto la sua voglia di vivere. 

"Non sapevo come sarebbe stata la mia vita dopo quel terribile giorno – dice Rick. E’ stato il periodo più buio della mia vita ed ancora oggi considero me stesso ancora in "work in progress".

Per fortuna, con il tempo riuscì a risollevarsi. L'amore e la passione per la musica, il sostegno dei suoi cari e del suo gruppo, gli permisero di perfezionare il suo drum kit elettronico in modo da poter suonare con un braccio solo. 

Partecipò alla composizione dell'album Def Leppard, che vendette oltre 20 milioni di copie in tutto il mondo. Ma non ha mai dimenticato cosa significasse soffrire. 

Nel 2006,incontrò i feriti al Walter Reed Army Medical Center. 
"Mi ha commosso il loro coraggio, la loro sofferenza e ciò che avevano in testa” – ricorda. Ho passato molto tempo a parlare coi soldati e ho cercato di condividere con loro la mia esperienza di perdere un braccio e la necessità di ricostruire la mia vita.
Rick e sua moglie iniziarono a partecipare al Project Odyssey  dei WWP, un ritiro riabilitativo all'aperto che aiuta i soldati a superare lo stress da combattimento attraverso le esperienze condivise con i coetanei e a stretto contatto con la natura. Questi incontri forniscono un servizio alla comunità dando la possibilità ai veterani e i loro assistenti di uscire e godersi una giornata con gli altri soldati.

Rick ha fondato la Raven Drum Foundation, che prevede tamburi Wounded Warrior per contribuire a promuovere la guarigione dalla PTSD.

lunedì 9 aprile 2018

All'asta le porte dei grandi della musica

L’Hotel Chelsea di New York ha una storia ineguagliabile. Nel corso degli anni ha ospitato per lunghi periodi scrittori, musicisti, attori e artisti.

È stato anche il luogo in cui, nel 1978, Nancy Spungen è stata trovata pugnalata a morte nella stanza che condivideva con il bassista dei Sex Pistols, Sid Vicious. La casa d’aste Guernesy’s metterà in vendita il prossimo 12 aprile 52 porte originali che un tempo aprivano le stanze di Andy Warhol, Jack Kerouac, Jackson Pollock, Janis Joplin, Bob Dylan e molti altri.
A metterle in asta è Jim Georgiou, che ha vissuto nell’hotel dal 2002 al 2011. In quell’anno i nuovi proprietari hanno chiuso l’albergo per i lavori di ristrutturazione. Georgiou, che ha dovuto lasciare l’albergo, si è fatto dare le porte dai muratori, dal momento che sarebbero state buttate.  Tra gli inquilini illustri che hanno soggiornato dietro quelle porte, si annoverano Jimi Hendrix, Bob Marley, Jon Bon Jovi, Madonna, Liam Neeson, Iggy Pop, Tennessee Williams, Joni Mitchell, Mark Twain e Humphrey Bogart.

Le offerte per ciascuna porta del catalogo “Chelsea Doors” partono da $ 5,000 e una parte del ricavato andrà a City Harvest, una organizzazione non a scopo di lucro fondata nel 1982 per aiutare i newyorkesi in difficoltà. Georgiou ha deciso di donare parte del guadagno per via della sua storia personale. E’ stato per un periodo della sua vita senza fissa dimora, proprio in quegli anni in cui è venuto in possesso delle porte, perché nel periodo della ristrutturazione, dopo essere stato sfrattato per insolvenza nell’affitto all’Hotel  Chelsea, aveva beneficiato dell opere di bene della City Harvest.
La porta di Jim Morrison Photo courtesy: Guernsey’s
La porta di Jim Morrison Photo courtesy: Guernsey’s

sabato 7 aprile 2018

Musica: Orecchio Tecnico Vs. Orecchio dell'Anima


La musica essendo un'arte ha un lato di giudizio tipicamente oggettivo ma per la stragrande maggioranza viene giudicata o sentita con una forte connotazione soggettiva: le emozioni.
Ed ecco che mentre per esempio nel campo medico se una persona studia e lavora assiduamente per anni è molto probabile che raggiunga una posizione di successo o di primato, nella musica non è detto che studio e pratica corrispondano in egual misura a fama e successo.
Tra tutte le arti però la musica è quella che molto di più subisce il lato soggettivo a discapito molte volte di cose palesemente e oggettivamente inascoltabili e o prive di tecnica. Penso che difficilmente qualcuno possa giudicare la Cappella Sistina di Michelangelo come un dozzinale affresco, mentre è molto più probabile che trovi qualcuno considerare Stevie Wonder un artista qualunque o di bassa livello.
Questo apparentemente non ha un rigore logico se non per il fatto che l'ascolto della musica provoca in ognuno di noi una forbice di emozioni molto varia e ampia....dal nulla al pianto...dall'indifferenza al brivido lungo la schiena....dalla tristezza alla felicità che non è paragonabile a nessun altra cosa.
Ed ecco che in questa eterogeneità di giudizi si fanno spazio e diventano famosi gli artisti più disparati che non è detto che siano noti o piacciano perché sono dei bravi musicisti o cantanti ma unicamente perché trasmettono a livello emotivo qualcosa.
Nel momento però che approfondisci questo mondo, studiando un strumento specifico o studiando la storia e la teoria musicale, ecco che a fianco delle emozioni e della soggettività entra in gioco una componente oggettiva che molto spesso fa a pugni, anche pesanti, con le tue emozioni. L'essere musicista però permette di avere una visione più ampia e più veritiera nel giudizio e soprattutto ti permette di essere più accondiscendente con chi non la pensa come te.

Se dovessi analizzare la mia persona, in me vivono sia il lato emozionale e sia quello razionale. Nel primo caso ci metto la mia passione per i Pooh: li ascolto da quando sono nella pancia di mia madre, i miei erano loro fan, e la loro musica mi ha portato per mano fino ad oggi; la mia parte razionale da musicista inorridirebbe a sentire questa cosa "Ma come, ascolti Nina Simone e Stevie Wonder e poi ti piacciono i Pooh?" la risposta è si e sono felice che coesistano in me tutte queste sfaccettature, perchè sono emozioni diverse ma al tempo stesso bellissime. Il punto sta tutto qui....essere aperto a qualsiasi cosa...perchè non si può mai dare un giudizio sulla soggettività....e forse anche questo è il bello della musica.

Al tempo stesso mi piacerebbe che si giudicasse e venisse valorizzata anche il lato tecnico, ma questo molto spesso trova un posto secondario.
A sostegno di questo vi porto un esempio emblematico: nella mia vita ho avuto la fortuna di studiare per vari anni con un bravissimo musicista, Tullio De Piscopo; un batterista riconosciuto internazionalmente per la sua tecnica sulla batteria e che ha avuto la fortuna e il merito di suonare con grandi nomi della musica jazz e pop. All'epoca lui mi diceva sempre che la sua fortuna e quello che gli permetteva di vivere era stato l'aver composto e portato al successo il brano Andamento Lento. Senza questo brano probabilmente sarebbe stato semisconosciuto ai non addetti ai lavori nonostante nei suoi 50 anni di carriera Tullio abbia affinato la tecnica dello strumento portandola a livelli altissimi. Per carità questo potrebbe essere un esempio isolato ma è molto esplicativo di quanto in questa arte bravura non è in pari misura uguale a successo.

Insomma ascoltate qualsiasi cosa vi faccia stare bene ma onorate sempre la tecnica;  per esempio sui Litfiba niente da dire...ma non paragonatemi mai Ghigo Renzulli con Eric Clapton..intendo?

IL DOGUI










venerdì 6 aprile 2018

Maschere Horror: Slipknot



Slipknot: vestiti in tute da lavoro e nascosti da maschere uscite dal peggiore degli incubi, hanno creato un suono che mischia il meglio del metal, dell'hip hop, e del violento new metal stile Los Angeles. Gli Slipknot hanno stile e sostanza in parti uguali, e rappresentano il desiderio di vendetta della Middle America. Recentemente su una rivista americana, il batterista Joey Jordison ha spiegato così la posizione della band: "Eravamo così stufi di avere sempre il dito medio rivolto verso di noi, che alla fine abbiamo reagito, e abbiamo restituito dieci volte il veleno che ci avevano sputato addosso!" 
Le più importanti riviste del settore fanno diventare in breve gli Slipknot un vero e proprio fenomeno mondiale. 
Nove ragazzi dell'Iowa: il dj Sid (#0), il batterista Joey (#1), il bassista Paul (#2), il percussionista Chris (#3), il chitarrista Jim (#4), il sampler Craig (#5), il percussionista Shawn (#6), il chitarrista Mick (#7) e il cantante Corey (#8). Nove ragazzi normali, ma ognuno con la sua agghiacciante maschera e il suo disumanizzante numero. Shawn, il percussionista, commenta così: "Nella nostra musica abbiamo tutti bisogno l'uno dell'altro, se mancasse anche solo uno di noi non esisterebbero più le nostre canzoni. Tutti devono esserci, perché è un insieme di piccole cose che rende magiche le nostre canzoni". 
Gli Slipknot sono tutto ciò che c'è nelle loro canzoni, quel senso di rabbia e dolore delle melodie e delle devastanti percussioni che penetrano all'istante in testa e nelle ossa. "Noi non abbiamo mai contato su come siamo vestiti o sulle maschere che indossiamo per attirare i fans", dice Joey, "Lo facciamo perché ci siamo sentiti degradati provando a suonare e fare qualcosa di buono a Des Miones. Non interessava a nessuno, non siamo diventati qualcuno solo per la nostra faccia o i nostri nomi, ma solo per la nostra musica". Shawn concorda, ma rifiuta di minimizzare l'importanza del bizzarro look della band: "Le maschere sono un'estensione della nostra personalità, e le modifichiamo continuamente. Togliere le maschere dopo un'ora di show è veramente una liberazione, ma sappiamo che le indosseremo ancora al prossimo!".

lunedì 2 aprile 2018

Jim Steinman...prima o poi doveva succedere...

Jim Steinman, "il Richard Wagner del Rock", è un paroliere e compositore che ottenne il suo più grande successo dopo l' uscita dell' album Bat Out of Hell nel 1977, album tra i 10 più venduti nella storia della musica. E come ogni grande artista che si rispetti Steinman si è avvicinato al teatro puro diverse volte, ma finalmente, soddisfatti i suoi fan, nel 2017 esordisce con "Bat Out Of Hell: The Musical" al Coliseum Theater di Londra.
Dopo essere stato vincitore del Best Musical agli Evening Standard Theater Award 2017 e nominato per ben 8 premi WhatsOnStage nel 2018, il musical di Jim Steinamn riesploderà a Londra al Dominion Theater in Aprile 2018.
Lo spettacolo è un fantasy ambientato nella Manhattan post-apocalittica chiamata Obsidian, dove il pubblico potrà assistere alle imprese dell'eternamente giovane Strat e della sua gang, i The Lost, sotto la tirannia dello spregevole Falco. 
Una storia piena di amore adolescenziale, ribellione giovanile e abbondanti dosi di Rock and Roll; una scenografia con un impatto notevole, dove la prima cosa che balza all'occhio, oltre al piccolo palco che sembrerà enorme grazie ad un'intelligente e geniale regia, è l'imponente sistema audio che avvolge l'intero teatro, dettaglio che fa da subito pensare più ad un concerto rock che ad uno spettacolo teatrale.
Un' ottima band composta da ottimi musicisti, proiezioni video, cameramen sul palco, acqua, fuoco, fiamme, sangue, sesso, pipistrelli volanti, auto e moto fanno da sfondo ad un musical mozzafiato che ha cambiato per sempre il modo di mettere in scena uno spettacolo musicale, performance elettrizzanti e 17 successi leggendari di Jim Steinman e Meat Loaf saranno uno dei primi motivi per spingere gli spettatori ad assistere da Aprile 2018 al nuovo tour di "Bat Out of Hell: il Musical".