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venerdì, gennaio 15, 2021

Jean de Breteuil: L'angelo della morte.





"Jean era un ragazzo orribile, sembrava qualcosa che era strisciato fuori da sotto una pietra. Era tutto droga e sesso." - Marianne Faithful

Jean de Breteuil nacque nel 1949 a Parigi da una famiglia aristocratica. Allo scoppio della rivoluzione culturale della seconda metà degli anni Sessanta, era ricco, giovane e attraente. Anche intelligente. Aveva tutto per avere successo nella vita, ma la tentazione di fare una passeggiata sul lato oscuro della luna era troppo seducente e finì per diventare un playboy che trafficò droga per le rockstar.

I suoi genitori avevano attività commerciali in Africa e, grazie a un contatto presso l'ambasciata marocchina a Parigi, iniziò a trafficare eroina, che in seguito vendette a personaggi e artisti dell'alta società in visita nella capitale francese. Stabilì anche un quartier generale per la sua attività a Londra, e nel 1967 si trasferì negli Stati Uniti e si iscrisse all'Università della California, Los Angeles. Ma i suoi studi non erano altro che una copertura: la sua vera attività era importare eroina e hashish ad alta purezza, che finì per vendere a musicisti della West Coast come Janis Joplin. In effetti, è del tutto possibile che l'overdose che ha ucciso la cantante sia stata fornita da Breteuil. Tuttavia, riuscì ad insabbiare la sua responsabilità e continuò a fare amicizie sempre più importanti all'interno della celebrità del rock, diventando il principale fornitore di Keith Richards. Così Jean incontrò Marianne Faithfull, allora fidanzata di Mick Jagger, una donna che presto avrebbe avuto un ruolo enorme nella sua vita.
Nel 1969 Breteuil era a capo di un intero impero del traffico di eroina per le celebrità e una rete sfavillante di contatti. Gay Mercader, il promoter di concerti spagnolo, aveva una relazione con Breteuil a Parigi in quel momento e raccontò in un'intervista a El País: «Era un ragazzo bello e comunicativo. Apparteneva a una cerchia di ragazzi bohémien provenienti da famiglie benestanti, che fumavano hashish, prendevano l'LSD e viaggiavano in India. Potevano permetterselo, erano eredi di grandi fortune. Il Breteuil aveva, tra le altre imprese, giornali in Africa ».

Ma nella seconda metà del 1970, le cose sono peggiorate. Diverse persone che avevano avuto una relazione con Breteuil come Brian Jones, Hendrix o la già citata Janis Joplin erano morte, e molti membri del mondo dello spettacolo rock iniziarono a vedere il playboy come una sorta di angelo della morte. Non è stato così per Keith Richards, che lo convocò un mese dopo nella villa della Costa Azzurra che i Rolling Stones affittarono per comporre "Exile on Main St", per condire le sessioni con la migliore eroina thailandese.

Quella stessa estate ci fu la tragica morte di Jim Morrison poche centinaia di chilometri più a nord. Il cantante dei Doors si era recato a Parigi con la sua fidanzata, Pamela Courson, e non appena arrivato si mise a cercare un pusher. Courson aveva avuto una relazione con Jean de Breteuil, quindi l'acquisto della droga fu molto facile per il frontman dei Doors.
Da lì ci sono due versioni di ciò che è successo, ma entrambe coinvolgono Breteuil, che a quel tempo usciva con Marianne Faithfull dopo la sua rottura con Jagger.

Il primo dice che Jim e Pamela sono andati al loro hotel dopo aver comprato l'eroina da Breteuil di persona. Nel cuore della notte, Morrison andò in bagno e consumò una dose fatale che pose fine alla sua vita. Pamela ha cercato di rianimarlo mettendolo in una vasca piena di acqua fredda e ha chiamato un medico, ma quando è arrivato non c'era niente da fare. La ragazza negò che la droga fosse la causa del decesso, e il medico incomprensibilmente le credette e definì la morte naturale.

La seconda versione dice che Morrison è morto per overdose, ma non nel suo hotel ma in un club vicino, Rock 'N' Roll Circus. Lì, Jean de Breteuil aveva due spacciatori che lavoravano per lui, e secondo questa teoria, furono loro a vendere l'eroina al cantante. Secondo Sam Bernett, un giornalista del New York Times che dice di essere stato lì quella notte, Morrison è morto nel bagno del locale. "Il buttafuori è venuto e mi ha detto che qualcuno era chiuso in uno dei bagni e non usciva", ha poi raccontato in un libro. "Così ho chiamato i ragazzi della sicurezza per sfondare la porta. Il cantante dei Doors, il bel e famoso ragazzo californiano, era accasciato e inerte. Ho chiamato un dottore di cui mi fidavo, e quando è arrivato lì ha ribaltato la testa di Jim indietro, ha alzato le palpebre, ha aperto la bocca e gli ha messo l'orecchio al petto per ascoltare il suo battito cardiaco. Ha cercato segni e lividi sul corpo e sulle braccia. È stata una visita medica rapida e professionale. La sua diagnosi era molto certa: "Quest'uomo è morto. A quanto pare è vittima di arresto cardiaco."

Secondo Bernett, i due spacciatori sono andati nel panico e hanno deciso di nascondere l'accaduto. Hanno messo Jim in macchina e l'hanno portato al suo hotel. E lì ci sarebbe stato l'esame del medico che ha redatto il suo referto ufficiale.

Dopo aver appreso di ciò che era accaduto, Jean de Breteuil e la sua fidanzata Marianne Faithfull decisero di fuggire. Si sono sbarazzati di tutta la droga che avevano lasciato e hanno preso un aereo per Casablanca, e da lì a Tangeri. Lì, lo spacciatore sarebbe morto pochi mesi dopo per un'altra overdose. La ragazza di Jim, Pamela, sarà sopraffatta, qualche anno dopo, dallo stesso destino

È sorprendente quanto poco letteratura ci sia su questo personaggio rock maledetto, che quasi tutti hanno finito per negare. Nessuno voleva parlare di lui da decenni, e quando qualcuno l'ha fatto, è stata la sua ultima ragazza, Marianne, e non proprio per scusarlo: "Quella notte a Parigi è andato a trovare Jim Morrison e lo ha ucciso", avrebbe dichiarato alla rivista Mojo nel 2014. Povero bastardo. La merda era troppo forte? Sì. Ed è morto ». 

Jean de Breiteuil. La colonna sonora della sua vita dovrebbe includere The Pusher, People Are Strange, e Angel of Death di Hank Williams. "L'Angelo della Morte/ Verrà dal cielo/ E rivendichi la tua anima / Quando arriverà il momento di morire"

mercoledì, luglio 18, 2018

Origine nome dei gruppi - PEARL JAM



Ci sono alcune teorie diverse riguardo all'origine del nome PEARL JAM e sembra che il nome abbia più significati.
C'entra la nonna Pearl, la marmellata allucinogena...e anche dell'altro:
- la prima teoria, più misteriosa ed affascinante ci dice che La nonna di Eddie si chiamava Pearl ed era sposata con un nativo indiano che aveva influenzato il suo modo di cucinare. Aveva una ricetta di una marmellata allucinogica fatta col peyote. Di qui il nome Pearl Jam.
- la seconda teoria, quella più attendibile,  la racconta direttamente il frontman Eddie:
"Ricordo quando cercavamo un nome per il gruppo che sostituisse Mookie Blaylock, ma ero più
interessato a scrivere canzoni, perchè credevo fossero più importanti, non sapendo quanto fosse
determinante e rappresentativo il nome per un gruppo. Così il nome arrivò...era composto da due parole. Una delle quali era Pearl. Il nome della mia grande nonna, sposata con un contorsionista che di solito si faceva mettere dentro una valigia. Pearl è anche un termine usato nel surf per indicare il momento in cui si prende l'onda in pieno.
Il disco migliore di Janis Joplin è Pearl.
Ma credo che la migliore giustificazione per il nome Pearl Jam sia riguardo la perla stessa e al processo secondo cui diventa tale. Prendere degli escrementi e trasformarli in qualcosa di bello...così è iniziata la nostra band...prendere le emozioni che lottavano dentro di noi e trasformarle in canzoni... in questo modo le canzoni diventavano dei veicoli con cui si affrontavano i problemi... e grazie alla musica, agli strumenti, alla voce queste canzoni prendevano forma e non erano più solo escrementi...era qualcosa di bello.
La rabbia è un energia e la merda può diventare bellezza...la prova è nella perla."

Ci piace pensare che siano vere entrambe......una perla allucinogena che risveglia i sensi....

lunedì, aprile 09, 2018

All'asta le porte dei grandi della musica

L’Hotel Chelsea di New York ha una storia ineguagliabile. Nel corso degli anni ha ospitato per lunghi periodi scrittori, musicisti, attori e artisti.

È stato anche il luogo in cui, nel 1978, Nancy Spungen è stata trovata pugnalata a morte nella stanza che condivideva con il bassista dei Sex Pistols, Sid Vicious. La casa d’aste Guernesy’s metterà in vendita il prossimo 12 aprile 52 porte originali che un tempo aprivano le stanze di Andy Warhol, Jack Kerouac, Jackson Pollock, Janis Joplin, Bob Dylan e molti altri.
A metterle in asta è Jim Georgiou, che ha vissuto nell’hotel dal 2002 al 2011. In quell’anno i nuovi proprietari hanno chiuso l’albergo per i lavori di ristrutturazione. Georgiou, che ha dovuto lasciare l’albergo, si è fatto dare le porte dai muratori, dal momento che sarebbero state buttate.  Tra gli inquilini illustri che hanno soggiornato dietro quelle porte, si annoverano Jimi Hendrix, Bob Marley, Jon Bon Jovi, Madonna, Liam Neeson, Iggy Pop, Tennessee Williams, Joni Mitchell, Mark Twain e Humphrey Bogart.

Le offerte per ciascuna porta del catalogo “Chelsea Doors” partono da $ 5,000 e una parte del ricavato andrà a City Harvest, una organizzazione non a scopo di lucro fondata nel 1982 per aiutare i newyorkesi in difficoltà. Georgiou ha deciso di donare parte del guadagno per via della sua storia personale. E’ stato per un periodo della sua vita senza fissa dimora, proprio in quegli anni in cui è venuto in possesso delle porte, perché nel periodo della ristrutturazione, dopo essere stato sfrattato per insolvenza nell’affitto all’Hotel  Chelsea, aveva beneficiato dell opere di bene della City Harvest.
La porta di Jim Morrison Photo courtesy: Guernsey’s
La porta di Jim Morrison Photo courtesy: Guernsey’s

lunedì, febbraio 28, 2011

Brian Jones e il J-27


Era il 28 febbraio del 1942 quando nasceva a Cheltenham, nella regione inglese del Gloucestershire, Lewis Brian Hopkin Jones, il grande chitarrista e cantante britannico.

Famoso per le sue doti di musicista poliedrico, per il suo look mod e per i suoi eccessi con alcool e droghe, Brian Jones è entrato nella leggenda del rock mondiale per due ragioni.
La prima perchè fu tra i fondatori dei Rolling Stones, la seconda perchè appartiene al famoso Club 27 anche detto J-27 (per via della ricorrente lettera J), quel gruppo di superstar del rock che sono morte alla giovane età di 27 anni: oltre a Brian Jones infatti fanno parte del gruppo Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix.

Morti diverse, accomunate tutte dall'alone di mistero che ne circonda le circostanze e dal vuoto che hanno lasciato nel mondo della musica rock.

Nella primavera del 1962 Ian Stewart e Mick Jagger assistettero ad una performance di Jones e gli proposero di entrare in prova nel loro gruppo. A loro si aggiunse anche Keith Richards e fu così che, pare proprio su proposta di Brian, che nacquero i Rolling Stones.

In quel periodo era lui il trascinatore, l'anima del gruppo dal punto di vista musicale, era lui infatti il polistrumentista eccezionale che arrangiava i brani della coppia Jagger-Richards, era lui l'ideatore delle melodie psichedeliche e della scelta di strumenti che sembravano fare a pugni con il rock come il clavicembalo, il flauto, il dulcimer il sitar. Ma Brian era anche l'anima estetica del gruppo, con i suoi ecessi, il suo stile di vita al limite, la sua continua trasgressione, la sua vita tutta sesso, droga e Rock&Roll.

Fu proprio questo suo stile di vita fu la causa dell'allontanamento dal gruppo degli altri 3 membri e purtroppo il 3 luglio 1969 Jones venne trovato immobile sul fondo della sua piscina nella sua casa a Hartfield, Inghilterra.

Nonostante il verdetto del medico legale, "Morte per Incidente", le circostanze della morte di Brian rimangono avvolte da un mistero che contribuisce tuttora a tenerne viva la leggenda, l'unica cosa certa è che quel maledetto 3 luglio il mondo rock ha perso uno dei più importanti esponenti.

lunedì, ottobre 04, 2010

L'evento del giorno


Il mondo del rock era ancora sotto shock per la morte di Jimi Hendrix, quel 4 ottobre 1970, quando arrivò la notizia che al Landmark Motor Hotel di Hollywood, California, era stato ritrovato il corpo senza vita di Janis Joplin, la più grande voce Blues della storia del rock.

Quindici giorni dopo la scomparsa del grande chitarrista dunque si spegneva anche la più grande voce femminile blues bianca che gli amanti del genere possano ricordare.

Il referto del dottor Noguchi non lasciò spazio a dubbi: la cantante era morta circa 18 ore prima stroncata da un'overdose di eroina, fu ritrovata con il viso riverso sul pavimento, sanguinante dal naso e dalla bocca...aveva solo 27 anni, ma vantava una presenza scenica, una maestria nel miscelare blues, soul e rock degna di un'artista veterana.

Il suo corpo fu cremato e le sue ceneri disperse nell'oceano, lungo la costa di Maryn County; finiva così l'inquieta vita di Janis, dove gli unici veri e grandi amici erano le droghe e l'alcool, da quando, appena ventenne, fuggì dalla sua "prigione natale", come chiamava Porth Arthur (Texas), la città dove era nata il 19 gennaio 1943.

Così a soli 17 anni mollò il college e fuggì di casa per seguire le orme delle sue stelle musicali preferite: Odetta, Leadbelly e Bessie Smith.

Janis Joplin, alla cui vita sarà dedicato l'imminente film "Piece of my Hearth", con Brittany Murphy, ha vinto 3 dischi d'oro: il primo con la "Big Brother an the Holding Company" per l'album "Cheap Thrills", il secondo come solista per "I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama" ed il terzo, postumo, con "Pearl". Grazie al pezzo di Kris Kristofferson "Me and Bobby McGee" riuscì anche, dopo la morte, a scalare quella classifica dei singoli nella quale in vita non era mai riuscita ad entrare.

Alcune settimane prima di morire aveva acquistato la lapide della tomba di Bessie Smith, la sua grande musa ispiratrice, ed il destino ha voluto che anche il suo ultimo brano si rivelasse una macabra profezia:

"Buried Alive in the Blues" (Sepolta Viva nel Blues).