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venerdì, febbraio 19, 2021

Rock 'n wine - Eddie Vedder & Barbera d’Alba di Giuseppe Rinaldi


Edward Louis Severson nasce a in un piccolo sobborgo vicino a Chicago nel 1964. Edward diventerà poi noto nel mondo della musica con il nome di Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam e di tutto il mondo che ruota intorno al grunge.

Cos’hanno in comune Eddie Vedder (ed i Pearl Jam) con il vino? Tanto.

Eddie ad ogni concerto sale sul palco con la sua boccia di vino (quasi sempre rosso e quasi sempre italiano), una bottiglia, o anche più di una, che gli piace condividere con i fans delle prime file, creando quel clima magico di ogni suo concerto.

Proprio come in una delle canzoni che spesso si sentono nei loro concerti, “Crazy Mary” (cover di una canzone di Victoria Williams) il cui testo dice : Take a Bottle / Drink it down / Pass it around.

Nel 2019 Eddie Vedder in versione solista fece un concerto a Barolo durante il festival Collisioni e proprio le Langhe sono una delle sue zone preferite per quanto riguarda il vino.

Proprio in virtù di questo, decido di abbandonarmi al sound dei Pearl Jam bevendo una Barbera di Langa, quella di un produttore storico della zona, Giuseppe Rinaldi, il “Citrico” com’era solito essere chiamato, l’anima di Barolo, venuto,  ahi noi, a mancare nell’autunno del 2018.

Alla salute di Eddie e di Beppe!

 

Canzone : Crazy Mary – Pearl Jam

Vino : Giuseppe Rinaldi – Barbera d’Alba 2017

Vitigno : Barbera

Vino dritto dall’acidità vibrante, al naso è ricchissima di fiori e frutta di sottobosco. Al palato è quasi vellutata, setosa, elegante, ti coccola e ti emoziona per poi darti una scarica quasi di elettricità. Un vitigno a volte spigoloso ma che grazie alla struttura del vino ti avvolge completamente.

mercoledì, luglio 18, 2018

Origine nome dei gruppi - PEARL JAM



Ci sono alcune teorie diverse riguardo all'origine del nome PEARL JAM e sembra che il nome abbia più significati.
C'entra la nonna Pearl, la marmellata allucinogena...e anche dell'altro:
- la prima teoria, più misteriosa ed affascinante ci dice che La nonna di Eddie si chiamava Pearl ed era sposata con un nativo indiano che aveva influenzato il suo modo di cucinare. Aveva una ricetta di una marmellata allucinogica fatta col peyote. Di qui il nome Pearl Jam.
- la seconda teoria, quella più attendibile,  la racconta direttamente il frontman Eddie:
"Ricordo quando cercavamo un nome per il gruppo che sostituisse Mookie Blaylock, ma ero più
interessato a scrivere canzoni, perchè credevo fossero più importanti, non sapendo quanto fosse
determinante e rappresentativo il nome per un gruppo. Così il nome arrivò...era composto da due parole. Una delle quali era Pearl. Il nome della mia grande nonna, sposata con un contorsionista che di solito si faceva mettere dentro una valigia. Pearl è anche un termine usato nel surf per indicare il momento in cui si prende l'onda in pieno.
Il disco migliore di Janis Joplin è Pearl.
Ma credo che la migliore giustificazione per il nome Pearl Jam sia riguardo la perla stessa e al processo secondo cui diventa tale. Prendere degli escrementi e trasformarli in qualcosa di bello...così è iniziata la nostra band...prendere le emozioni che lottavano dentro di noi e trasformarle in canzoni... in questo modo le canzoni diventavano dei veicoli con cui si affrontavano i problemi... e grazie alla musica, agli strumenti, alla voce queste canzoni prendevano forma e non erano più solo escrementi...era qualcosa di bello.
La rabbia è un energia e la merda può diventare bellezza...la prova è nella perla."

Ci piace pensare che siano vere entrambe......una perla allucinogena che risveglia i sensi....

venerdì, gennaio 12, 2018

La colonna del Falko: Eddie Vedder – Into the Wild (2007)


Risultati immagini per La foto di Eddie sul retro di into the wild

La colonna sonora di Into the Wild è stata composta da Eddie Vedder, che ha inciso 11 canzoni insieme a ospiti come Corin Tucker delle Sleater-Kinney e il cantautore Jerry Hannan, andando a formare il lavoro che più si avvicina ad un album solista.
L'artwork del disco è a cura di Brad Klausen - ben noto ai fan dei Pearl Jam per aver creato tanti poster di concerti - e dello stesso Vedder che, sotto il suo usuale pseudonimo Jerome Turner,ne ha anche ideato il concept.
La foto di Eddie sul retro copertina è stata scattata dal celebre fotografo Anton Corbijn e risale al 1997. Fa infatti parte delle (splendide) foto promozionali realizzate per l'uscita di Yield dei Pearl Jam.
Nel booklet sono ringraziati Jon Krakauer (l'autore del libro dal quale è tratto il film), la famiglia di Chris McCandless (il protagonista del libro), l'attore che interpreta Chris McCandless nel film (Emile Hirsch) e Brian Dieker (che interpreta Rainey nel film). Speciali ringraziamenti sono riservati al regista della pellicola, Sean Penn.
Il disco è dedicato a Jill e Olivia (rispettivamente, la compagna e la figlia maggiore di Vedder) ed è in memoria di Chris McCandless.
Hard Sun, il primo singolo estratto dalla soundtrack, è una cover di Gordon Peterson (autore canadese noto anche come Indio), suonata da Ed Vedder in compagnia di Corin Tucker (leader delle Sleater-Kinney). Society è stata scritta da Jerry Hannan, che nel pezzo suona la chitarra e fa i cori. Le restanti nove canzoni che compongono il disco sono state tutte scritte, cantate e suonate da Vedder.
Di seguito, le canzoni incluse nella soundtrack di 'Into the wild':

1.      SETTINF FORTH
2.      NO CELLING
3.      FAR BEHIND
4.      RISE
5.      LONG NIGHTS
6.      TOULUMNE
7.      HARD SUN
8.      SOCIETY
9.      THE WOLF
10.  END OF THE ROAD
11. GUARANTEED

giovedì, giugno 24, 2010

La chicca del giorno - giovedì


La faccia orrendamente sfigurata, gli atteggiamenti deviati e violenti, il sangue che gli scorre addosso ad ogni pie sospinto... lo chiamano Eddie mascotte The Iron Maidenè una delle icone più riconosciute dell’heavy metal..., è il mostro più simpatico che la storia della musica ricordi. Eddie. È un Un mostriciattolo aggressivo ma anche sfigatoSin dall’inizio gli show della band avevano un impostazione spiccatamente teatrale, il primo cantante della band Den Wilcok si presentava sul palco con una maschera purulenta e durante l’esecuzione di Prowler si infilava una spada in bocca facendo sgorgare sangue da alcune capsule che teneva fra i denti. Era una fan di Gene Simmons e di Alice Cooper... e si vedeva... svenimenti a catena nel pubblico femminile diedero materiale sufficiente per pensare ad una maschera stabile. Den Wilcok se ne andò, arrivò il leggendario singer dei primi due LP Paul Di Anno. “La melodia più la potenza mi impressionarono. La loro combinazione, i cambi di tempo, la velocità le linee melodiche di Dave Murray mi fecero cadere dalla sedia. Era unica ed impressionante sicuramente la demo migliore che mi sia mai stata consegnata” dichiara Neal Kay.Si vagliò allora l’idea di un certo Dave Beasey.... una mascotte mostro... Eddie. Da allora il padre del mostro si chiama Dave Light ed è il tecnico a vita delle luci degli Iron... All’inizio Eddie era solo una maschera che sputava sangue grazie ad una pompa pneumatica. Ma subito dopo divenne un gigantesco e luccicante faccione di fiberglass che faceva il paio con il logo della band, come si può vedere dal retro copertina del primo LP dei nostri. Con il trascorre degli anni continuerà ad incarnare le varie anime degli Iron e apparirà sulle copertine di TUTTI i loro dischi e di praticamente sulle copertine di tutti i loro singoli (solo in casi isolati darà spazio alle foto live della band).Sul palco continuerà ad apparire in varie forme e sostanze, dal assassino al pazzo, dalla maschera egizia all’ albero mutato...Si presenterà ufficialmente al pubblico l’8 febbraio del 1980 sulla copertina del primo singolo della band Running Free/Burning Ambitions.

La chicca del giorno - giovedì

La faccia orrendamente sfigurata, gli atteggiamenti deviati e violenti, il sangue che gli scorre addosso ad ogni pie sospinto... lo chiamano Eddie mascotte The Iron Maidenè una delle icone più riconosciute dell’heavy metal..., è il mostro più simpatico che la storia della musica ricordi. Eddie. È un Un mostriciattolo aggressivo ma anche sfigatoSin dall’inizio gli show della band avevano un impostazione spiccatamente teatrale, il primo cantante della band Den Wilcok si presentava sul palco con una maschera purulenta e durante l’esecuzione di Prowler si infilava una spada in bocca facendo sgorgare sangue da alcune capsule che teneva fra i denti. Era una fan di Gene Simmons e di Alice Cooper... e si vedeva... svenimenti a catena nel pubblico femminile diedero materiale sufficiente per pensare ad una maschera stabile. Den Wilcok se ne andò, arrivò il leggendario singer dei primi due LP Paul Di Anno. “La melodia più la potenza mi impressionarono. La loro combinazione, i cambi di tempo, la velocità le linee melodiche di Dave Murray mi fecero cadere dalla sedia. Era unica ed impressionante sicuramente la demo migliore che mi sia mai stata consegnata” dichiara Neal Kay.Si vagliò allora l’idea di un certo Dave Beasey.... una mascotte mostro... Eddie. Da allora il padre del mostro si chiama Dave Light ed è il tecnico a vita delle luci degli Iron... All’inizio Eddie era solo una maschera che sputava sangue grazie ad una pompa pneumatica. Ma subito dopo divenne un gigantesco e luccicante faccione di fiberglass che faceva il paio con il logo della band, come si può vedere dal retro copertina del primo LP dei nostri. Con il trascorre degli anni continuerà ad incarnare le varie anime degli Iron e apparirà sulle copertine di TUTTI i loro dischi e di praticamente sulle copertine di tutti i loro singoli (solo in casi isolati darà spazio alle foto live della band).Sul palco continuerà ad apparire in varie forme e sostanze, dal assassino al pazzo, dalla maschera egizia all’ albero mutato...Si presenterà ufficialmente al pubblico l’8 febbraio del 1980 sulla copertina del primo singolo della band Running Free/Burning Ambitions.