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venerdì, dicembre 04, 2020

I migliori canali di musica su Youtube

 


Orfani di musica dal vivo da un bel po' di tempo, la piattaforma YOUTUBE è diventata ormai un "mezzo" indispensabile per ascoltare dell'ottima musica: dai concerti live dei nostri idoli a canali più specifici per ogni strumento dove veramente ci si può fare una cultura. Oggi vi voglio consigliare dei canali Youtube dove ascoltare della musica di qualità, si perchè grazie a questa piattaforma è possibile conoscere musicisti sconosciuti a molti ma che nel Web hanno il loro giusto riconoscimento per bravura e originalità. Ovviamente è un consiglio soggettivo che segue i miei gusti, ma sono sicuro che se non tutti, indipendente dal genere preferito, riuscirete a trovare il vostro riferimento musicale...e allora partiamo.

Scott Bradlee è il fondatore di questo canale tra i miei preferiti: il concetto geniale sta nel ri-arrangiare qualsiasi cover, dei generi musicali più disparati, in chiave Swing. Per farlo Scott, che suona il piano, si circonda di musicisti di altissimo livello e crea dei video molto originali. Nulla è lasciato al caso, dai costumi alla scenografia e ogni video, alcuni più riusciti altri meno, catapulta lo spettatore in pieno stile anni cinquanta, con una qualità musicale non indifferente. Vi siete mai chiesti come potrebbe diventare Creep dei Radiohead o Smell like thin Spirit dei Nirvana in chiave swing? andate subito su questo canale e ne rimarrete sbalorditi.

 MARTIN MILLER ( https://www.youtube.com/channel/UCKrWgJg6GU9OwC-5fSqfB1g )

Chitarrista residente a Lipsia (Germania) Martin, dopo varie esperienze da session man e qualche album inedito, apre un suo canale youtube dove si specializza in Cover e la sua originalità sta nel suonarle il più possibile fedele al brano originale. Molto spesso abbiamo parlato, anche in un articolo del mio collega poche settimane fa ( http://dreamkoma.blogspot.com/2020/10/essere-o-non-essere-tributecover-band.html ), del filo sottile che lega la parola cover, in sostanza riarrangiare un pezzo famoso, e di tribute, fedele all'originale; Ecco nel caso di Martin ci troviamo spiazzati perchè da un lato gli arrangiamenti che si discostano dall'originale sono veramente pochi ma la qualità con qui vengono suonati questi brani li fa diventare quasi dei pezzi originali a tutti gli effetti, anche perchè eseguiti in stile medley. 

Funziona così: Martin identifica una band strafamosa (Genesis, Police, Queen, Pink Floyd, TOTO ecc.) si attornia di musicisti eccellenti, segnalo Felix Lehrmann alla batteria che personalmente adoro, e registra un videoclip con 3 o 4 cameramen che a turno catturano tutti i vistuosismi dei musicisti; il tutto condito con una qualità e un bilanciamento di suono pazzesco, insomma una bella goduria per le orecchie. unica pecca secondo me è la parte vocale: molto spesso le cover sono cantate direttamente da lui oppure in altri casi si affianca ad un altro cantante. Tutti è due hanno una bellissima estensione e sono molto versatili ma è indubbio che la voce è forse lo "strumento" più difficile da copiare dall'originale; detto questo la qualità è comunque ottima. 

Il suo ultimo video è un medley sugli anni '80 da non perdere ( https://www.youtube.com/watch?v=RFK97GUkp-s&t=1099s )

RICK BEATO ( https://www.youtube.com/channel/UCJquYOG5EL82sKTfH9aMA9Q )

Se sei un appassionato di classifiche "the best of" non ti puoi perdere il canale di Rick Beato: produttore, Compositore, musicista e ingegnere del suono; le classifiche di Rick hanno toccato veramente tutti gli aspetti della musica rock: "Top 20 Guitar Solo" "Top 20 Drum Fill" "Top 20 Acoustic Guitar Intro" e chi più ne ha più ne metta. La particolarità più interessante perrò è che Rick non snocciola posizioni facendo sentire i sample originali, sarebbe troppo facile; ogni posizione di classifica viene suonata principalmente da lui, essendo polistrumentista, e da una serie di musicisti di altissimo livello che riproducono quel sample alla perfezione permettendoti anche di capire come sono stati suonati in originale. Insomma, al di là di essere d'accordo o meno con le sue classifiche i suoi video sono sempre interessanti ed educativi. 

VF Jams Live https://www.youtube.com/user/vicfirthdrumsticks )

Zildjian Live ( https://www.youtube.com/channel/UC7UDMFxe8e5JxiUIGe38mRA )

Vic Firth e Zildjian sono due colossi della batteria, il primo produttore di bacchette e il secondo di piatti; va da se quindi che i loro video sono incentrati principalmente a questo strumento: Ma sui loro canali hanno creato delle sessioni live dove invitano a turno i più grandi batteristi mondiali per eseguire dei brani. E qui avviene la magia: qualità del suono e bilanciamento degli strumenti top (non a caso tutto il pubblico che assiste è dotato di cuffia) , il tutto contornato da un'orchestra con musicisti veramente fantastici. Il risultato sono delle perle di tecnica e qualità musicale dove anche il non musicista può rimanere affascinato. Vi consiglio la performance del grande Stanley Randolph, batterista di Stevie Wonder, veramente TOP ( https://www.youtube.com/watch?v=raja1uKoZHc&list=PLpKMeH_MXcaQvFczHvSRe5HrfbarQwpPi&index=5 )

N.B. Per un ottimo ascolto sono fortemente consigliate le cuffie!!!

Buona Musica

Il Dogui

venerdì, luglio 24, 2020

Booklet & Cover disco





(da in alto a sinistra: 1984, Van Halen -1983; The Dark Side of the Moon, Pink Floyd -1973; Houses of the Holy, Led Zeppelin – 1973; Axis: Bold As Love, The Jimi Hendrix Experience -1967: Strange Days, The Doors -1967; Born in the USA, Bruce Springsteen -1984; Abbey Road, The Beatles – 1969; The Velvet Underground & Nico, Velvet Underground -1967).



Abbiamo dischi il cui artwork è frutto di una collaborazione diretta con l’artista, che interviene attivamente nel definire l’identità (se non altro visiva) dell’oggetto-disco. L’idea che in un dato periodo storico (sommariamente, tra gli anni 60 e l’inizio dei 90) estetiche, percorsi, e immaginari di rottura furono veicolati da prodotti di largo consumo in grado di raggiungere un pubblico che altrimenti difficilmente li avrebbe intercettati, contribuendo a un generale “risveglio di massa” nelle coscienze dei giovani figli del boom.

Agli inizi anni ’90, ricordo gli acquisti dei primi CD (Compact Disk) musicali; il nuovo formato audio con qualità sonora migliore e la grande capacità di immagazzinamento del supporto ottico rispetto alle mitiche cassette. Inoltre, i CD permettevano di poter dare maggiore rilevanza a tutto il progetto artistico attraverso il cofanetto che conteneva le cover, con il formato più visibili, le grafiche ed i vari contenuti espressi nell'opuscolo che pagina dopo pagina descriveva il testo delle canzoni e la rappresentazione visiva dell’artista: la giusta via di mezzo tra il vinile e le già citate cassette.

In un negozio di musica la scelta avveniva tra i vari scaffali scrutando e curiosando alla ricerca della “sorpresa” qualcosa che attirasse per l’originalità dell’immagine; dal titolo o dalla grafica utilizzata etc..In definitiva che stuzzicasse l’appetito all'acquisto: dal desiderio di immergersi nel mondo, anticipato dalla copertina prima, e poi contenuto nel librettino.

Alcuni booklet non sono solo testi e parole delle canzoni ma scrigni di pensieri, dediche e immagini che rappresentano e valorizzano quanto poi è inciso con le note musicali. La storia ha sancito che non sempre l’importanza o la popolarità degli album sia dovuto “solo” alla musica ma si evince come il prodotto artistico sia tout court di parole, musica e IMMAGINE: molte considerate vere e proprie opere d’arte. Di contro, ci sono dischi la cui qualità in senso musicale è altamente discutibile ma che nonostante questo rappresentano dei tasselli importanti nella storia della musica , solo grazie alla loro copertina.

La copertina di un disco in molti di casi condensa l’indefinita serie di attività che portano al disco o di cui lo stesso rappresenta un punto di snodo. Dagli anni Settanta, gli artisti incominciano a intendere la loro pratica non più in funzione del prodotto finale (l’oggetto/opera da esporre in un museo e/o vendere in una galleria) ma come processo – un termine che diventa parola chiave – un fenomeno che la critica d’arte americana Lucy Lippard nel 1973 definisce “dematerialization of the art obejct”. In questo modo, tutta una serie di pratiche prima considerate “collaterali” diventano elementi fondamentali della pratica artistica, per esempio il lavoro dell’artista in studio così come la produzione di libretti, poster, cartoline e dischi per l’appunto.

Vi suggerisco un grosso volume uscito nel 2017 per Taschen (450 pagine in formato quadrato 29×29 cm) dal titolo di per sé rivelatore: Art Record Covers raccoglie 500 copertine di dischi “d’artista”, vale a dire copertine firmate da artisti visivi – anche molto noti – dagli anni ’50 fino ai giorni nostri. Libro che mette in fila i contributi all’industria discografica di nomi quali Salvador Dalì, Jean-Michel Basquiat, Damien Hirst, Andy Warhol (suo il John Lennon in sovraccoperta) e decine e decine d’altri.

Oggi ci troviamo nella generazione dei booklet digitali. Un file in formato PDF ottenibile con l'acquisto di un album musicale su un negozio di musica digitale. Si tratta di un file formato da diverse pagine contenente foto, testi, crediti e tutto ciò che solitamente è contenuto e rintracciabile nei libretti venduti all'interno degli album musicali nella loro versione standard, acquistabile nei negozi di dischi.

Il primo esempio di booklet digitale è stato reso disponibile il 23 novembre 2004 in occasione della pubblicazione dell'album How to Dismantle an Atomic Bomb degli U2 sulla piattaforma digitale della Apple iTunes Store, la più diffusa al mondo.

Viva l'Arte!