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venerdì, gennaio 06, 2023

Chi era Mr. Mojo Risin ?

 



Mr. Mojo Risin', Mr. Mojo Risin'
Mr. Mojo Risin', Mr. Mojo Risin'

Got to keep on risin'
Mr. Mojo Risin', Mr. Mojo Risin'
Mojo Risin', gotta Mojo Risin'
Mr. Mojo Risin', gotta keep on risin'

Risin, risin'
Gone risin', risin'
I'm gone risin', risin'
I gotta risin', risin'
Well, risin', risin'
I gotta, wooo, yeah, risin'
Whoa, oh yeah

 

Cantava così Jim Morrison nell’ultima strofa di L.A. Woman del 1971.

Ma chi è Mr. Mojo Risin ?

Ovvio !! Lui, il Re Lucertola, che, come molti altri frontman, era ossessionato da se stesso. Lo amassero o lo detestassero, era una stella guidata da un senso di ego divino. In realtà, è un anagramma diretto del suo nome. E quando si tratta di amor proprio, non c'è niente di più chiaro che chiudere una canzone cantando un anagramma del proprio nome in un incantesimo sempre più voluminoso e veloce per rappresentare il culmine di un orgasmo.

Il misticismo nelle canzoni dei Doors non manca mai ed anche qui non a caso viene scelto il termine mojo che era un ciondolo voodoo costituito da una borsa piena di radici, sonagli di serpente a sonagli, denti di alligatore, erbe, profumi, monete, bambole, amuleti e qualsiasi altra cosa vista come qualcosa che rinvigorisse un uomo.

E nell’accezione più profonda serviva a liberarsi dalla routine dell’oppressione, come facevano gli schiavi africani che praticavano il Voodoo prima di essere portati negli Stati Uniti.

Ed L.A. Woman è proprio il senso più profondo di libertà, come spiega Ray Manzarek :"Una canzone sulla guida folle lungo l'autostrada di Los Angeles. Un beatnik sulla strada, come Kerouac e Neal Cassady, che percorre l'autostrada il più velocemente possibile"

venerdì, aprile 30, 2021

I Gruppi e gli artisti rock più "odiati" di sempre? risponde un sofisticato algoritmo.

 

Devo ammettere che quando ho letto i risultati di questa ricerca, condotta dal team di BESTLIFE, sono rimasto alquanto sbalordito nel leggere i risultati, quasi incredulo; eppure come vedremo poi la sua attendibilità e l'algoritmo che ha calcolato questa "strana" classifica non ha lasciato nulla al caso.

Ebbene sì, nonostante molte di queste band hanno raggiunto un successo planetario e una carriera degna di nota, pubblico e critica li hanno spesso additati e criticati al punto di risultare molto "odiati". Ma veniamo alla classifica e poi vediamo come è stata condotta la ricerca:

  1. Nickelback
  2. Limp Bizkit
  3. Creed
  4. U2
  5. Mumford & Sons
  6. Bob Dylan
  7. Phish
  8. Radiohead
  9. KISS
  10. Dave Matthews Band
  11. Coldplay
  12. Green Day
  13. The Doors
  14. Metallica
  15. Korn
  16. Oasis
  17. Pearl Jam
  18. Rush
  19. Nirvana
  20. Spin Doctors
  21. Linkin Park

 Una classifica impietosa e che non fa sconti a nessuno, e anche se in alcuni casi si capisce come mai una band si trova in quella posizione, per altre la sorpresa è tanta, ma analizzando i criteri di ricerca che vi descriverò non è difficile capire che in alcune situazioni, nonostante il valore degli artisti, si può "scivolare" in facili critiche. 

Per trovare i 21 artisti della classifica la rivista americana online BESTLIFE ha condotto un'approfondita ricerca su Forum, parole chiave, commenti social, articoli e qualsiasi traccia on line che trattasse di questo argomento; successivamente ha deciso di utilizzare 5 valori di riferimento per stilare la classifica. 

Per prima cosa è stata analizzata la classifica delle 20 peggiori band stilata da LA Weekly, poi la lista dei 123 peggiori musicisti stilata da Vice, non contenti hanno poi preso la classifica delle 21 band più odiate creata da Ultimate Guitar e infine hanno attinto dal portale Ranker e in particolare in due sondaggi: quello delle 102 band più sopravvalutate e quello delle 421 peggiori rock band. Assegnando poi un punteggio ad ogni riferimento e dandolo in pasto ad un algoritmo che analzasse il tutto, si è arrivati a questo impietoso risultato.

 Sono proprio i Nickelback a vincere, si fa per dire, questa classifica e in questo caso la sorpesa è pari a zero: è ormai noto che nel mondo del rock la formazione di Chad Kroeger non ha mai appassionato e le critiche sono all'ordine del giorno. Ma senza stare ad analizzare le singole posizioni, per quelle lascio i giudizi e commenti a voi, vi dico quali, secondo i miei gusti personali, non dovrebbero essere presenti nell'elenco.

Mi fa male vedere la Dave Matthews band al decimo posto anche se da un certo punto di vista lo posso comprendere; la formazione è formata da ottimi musicisti, alcuni anche eccellenti come Carter Beuford alla batteria (uno dei miei idoli), ma è indubbio che la loro musica risulti un po' di nicchia, la voce di Dave Matthews o la ami o la odi e in alcuni casi non si possono veramente definire rock band.

Sorpende forse di più la presenza dei Pearl Jam al diciassettesimo posto perchè a mio modo di vedere rappresentano a pieno il prototipo di rock band: la figura carismatica di Eddie Vedder, una buona preparazione musicale e pezzi che hanno fatto la storia....ma chi sono io per dubitare della scienza?

Per molti casi però ogni artista presente in classifica ha dei punti deboli che li hanno fortemente penalizzati: Gli Oasis, amati alla follia dai loro fan, ma odiati per l'antipatia dei fratelli Gallagher, I Doors forse penalizzati dalla figura quasi divina di Jim Morrison, I Rush forse più appartnenenti al mondo PROG che ha molti fan ma anche molti detrattori, Infine i Coldplay che raccolgono un pubblico molto ampio ma vengono spesso messi sulla graticola dai cultori più critici.

Concludendo, ho già affrontato in un altro post quanto le classifiche alla fine lasciano il tempo che trovano, detto questo è indubbio che i "colleghi" di Bestlife abbiano condotto una ricerca molto approfondita e dettagliata e forse alla fine non si può far altro che accettare il risultato.... ma voi amanti del rock, quale band odiate di più?

IL DOGUI


venerdì, luglio 24, 2020

Booklet & Cover disco





(da in alto a sinistra: 1984, Van Halen -1983; The Dark Side of the Moon, Pink Floyd -1973; Houses of the Holy, Led Zeppelin – 1973; Axis: Bold As Love, The Jimi Hendrix Experience -1967: Strange Days, The Doors -1967; Born in the USA, Bruce Springsteen -1984; Abbey Road, The Beatles – 1969; The Velvet Underground & Nico, Velvet Underground -1967).



Abbiamo dischi il cui artwork è frutto di una collaborazione diretta con l’artista, che interviene attivamente nel definire l’identità (se non altro visiva) dell’oggetto-disco. L’idea che in un dato periodo storico (sommariamente, tra gli anni 60 e l’inizio dei 90) estetiche, percorsi, e immaginari di rottura furono veicolati da prodotti di largo consumo in grado di raggiungere un pubblico che altrimenti difficilmente li avrebbe intercettati, contribuendo a un generale “risveglio di massa” nelle coscienze dei giovani figli del boom.

Agli inizi anni ’90, ricordo gli acquisti dei primi CD (Compact Disk) musicali; il nuovo formato audio con qualità sonora migliore e la grande capacità di immagazzinamento del supporto ottico rispetto alle mitiche cassette. Inoltre, i CD permettevano di poter dare maggiore rilevanza a tutto il progetto artistico attraverso il cofanetto che conteneva le cover, con il formato più visibili, le grafiche ed i vari contenuti espressi nell'opuscolo che pagina dopo pagina descriveva il testo delle canzoni e la rappresentazione visiva dell’artista: la giusta via di mezzo tra il vinile e le già citate cassette.

In un negozio di musica la scelta avveniva tra i vari scaffali scrutando e curiosando alla ricerca della “sorpresa” qualcosa che attirasse per l’originalità dell’immagine; dal titolo o dalla grafica utilizzata etc..In definitiva che stuzzicasse l’appetito all'acquisto: dal desiderio di immergersi nel mondo, anticipato dalla copertina prima, e poi contenuto nel librettino.

Alcuni booklet non sono solo testi e parole delle canzoni ma scrigni di pensieri, dediche e immagini che rappresentano e valorizzano quanto poi è inciso con le note musicali. La storia ha sancito che non sempre l’importanza o la popolarità degli album sia dovuto “solo” alla musica ma si evince come il prodotto artistico sia tout court di parole, musica e IMMAGINE: molte considerate vere e proprie opere d’arte. Di contro, ci sono dischi la cui qualità in senso musicale è altamente discutibile ma che nonostante questo rappresentano dei tasselli importanti nella storia della musica , solo grazie alla loro copertina.

La copertina di un disco in molti di casi condensa l’indefinita serie di attività che portano al disco o di cui lo stesso rappresenta un punto di snodo. Dagli anni Settanta, gli artisti incominciano a intendere la loro pratica non più in funzione del prodotto finale (l’oggetto/opera da esporre in un museo e/o vendere in una galleria) ma come processo – un termine che diventa parola chiave – un fenomeno che la critica d’arte americana Lucy Lippard nel 1973 definisce “dematerialization of the art obejct”. In questo modo, tutta una serie di pratiche prima considerate “collaterali” diventano elementi fondamentali della pratica artistica, per esempio il lavoro dell’artista in studio così come la produzione di libretti, poster, cartoline e dischi per l’appunto.

Vi suggerisco un grosso volume uscito nel 2017 per Taschen (450 pagine in formato quadrato 29×29 cm) dal titolo di per sé rivelatore: Art Record Covers raccoglie 500 copertine di dischi “d’artista”, vale a dire copertine firmate da artisti visivi – anche molto noti – dagli anni ’50 fino ai giorni nostri. Libro che mette in fila i contributi all’industria discografica di nomi quali Salvador Dalì, Jean-Michel Basquiat, Damien Hirst, Andy Warhol (suo il John Lennon in sovraccoperta) e decine e decine d’altri.

Oggi ci troviamo nella generazione dei booklet digitali. Un file in formato PDF ottenibile con l'acquisto di un album musicale su un negozio di musica digitale. Si tratta di un file formato da diverse pagine contenente foto, testi, crediti e tutto ciò che solitamente è contenuto e rintracciabile nei libretti venduti all'interno degli album musicali nella loro versione standard, acquistabile nei negozi di dischi.

Il primo esempio di booklet digitale è stato reso disponibile il 23 novembre 2004 in occasione della pubblicazione dell'album How to Dismantle an Atomic Bomb degli U2 sulla piattaforma digitale della Apple iTunes Store, la più diffusa al mondo.

Viva l'Arte!

venerdì, febbraio 09, 2018

La colonna del Falko: The Doors – Apocalypse Now (1979)


Risultati immagini per apocalypse now

Leggendario film sulla guerra in Vietnam del 1979 diretto da Francis Ford Coppola, vincitore di 2 premi Oscar nel 1980 per la migliore fotografia (all'italiano Vittorio Storaro) ed il miglior sonoro.

Inventò il suono surround 5.1. L'Oscar al sonoro fu meritatissimo perché la squadra guidata dal sound designer Walter Murch ideò il mix 5.1 che sarebbe diventato uno standard delle sale. Era composto da tre tracce principali, al centro, a destra e a sinistra dello schermo, due tracce surround e una subwoofer. Non solo fu dunque un capolavoro che ridefinì il cinema dal punto di vista artistico, ma anche da quello tecnico.

La musica del resto in Apocalypse Now ha ruolo fondamentale e lo si capisce fin dall’inizio. Il film si apre al suono di The End dei Doors che si confonde con il boato di elicotteri ed esplosioni sullo sfondo, mentre vi sono continue dissolvenze fra un bombardamento e la camera d’albergo del capitano Willard, giocate sulla contiguità fra le pale delle eliche e quelle del ventilatore della stanza. Ad un certo punto Willard, preso dalla disperazione, crolla a terra, proprio nel momento in cui solitamente Jim Morrison lo faceva nelle esibizioni dei Doors.
La cosa interessante è che il film fu scritto ascoltando in loop la discografia dei Doors, e più il regista l’ascoltava e analizzava i testi più si rendeva conto che era completamente l’opposto di quello che avrebbero voluto i loro fan tipici, gli hippie californiani.
Non c’era per nulla la summer of love insomma, ma c’era del tutto Apocalypse Now. I Doors insomma non vennero messi lì per capitalizzare su di una band di culto per la generazione rappresentata, ma sono effettiva parte del background creativo del film stesso.
Parlando della colonna sonora di Apocalypse Now non si può certamente dimenticare la Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner, eseguita per l’occasione dall’Orchestra Filarmonica di Vienna. Questo brano, nel film, viene fatto diffondere da altoparlanti sugli elicotteri dal colonnello Kilgore quando decide di attaccare e bombardare con il Napalm una spiaggia solo per liberare una zona in cui poter fare surf.

Tra i brani che si possono ascoltare nell’opera di Coppola vi sono inoltre (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling Stones, composta nel 1965 presente nell’album Out of Our HeadsSuzie Q, un brano del 1957 reinterpretato per il film dai Flash Cadillac e Surfin Safari dei Beach Boys del 1962.

sabato, dicembre 16, 2017

Identità Musicale: Ray Manzarek - The Doors


Quando si parla di un gruppo importante come "the Doors" ovviamente non si può non dare il giusto merito a chi l'ha reso così famoso e iconico, the Lizard King Jim Morrison. Ma è altrettanto vero che se ancora oggi riconosciamo una canzone al primo ascolto, attribuendola al gruppo californiano, lo dobbiamo anche al tastierista Ray Manzarek.

Di famiglia polacca e cresciuto nei sobborghi di Chicago, Ray cominciò a prendere lezioni di pianoforte sin da bambino; rimase a Chicago fino al conseguimento della laurea in economia per poi spostarsi in California con i suoi fratelli. Nel 1962 a Los Angeles si iscrisse ad un corso di specializzazione in Cinematografia e lì conobbe Jim Morrison.

I Doors nacquero ufficialmente nel settembre del 1965 con la seguente lineup:

- Jim Morrison Voce
- Ray Manzarek Piano Hammond/Organo/Rhodes
- John Densmore Batteria
- Robbie Krieger Chitarra

Leggendo i musicisti del gruppo i più attenti avranno notato che mancava un componente, e di conseguenza uno strumento, fondamentale per un gruppo rock e cioè il bassista.
E' da questa mancanza, durata per quasi tutta la carriera del gruppo, che Ray Manzarek ha costruito il suono identificativo ed originale dei Doors.
Infatti Ray poteva benissimo essere considerato due musicisti in una sola persona: sia nelle esecuzioni dal vivo che nelle registrazioni degli album, grazie alla sua bravura tecnica, Manzarek suonava contemporaneamente la linea di basso con la mano sinistra, utilizzando un Rhodes Piano Bass, e con la mano destra l'organo, inizialmente un Vox Continental e successivamente un Gibson G101.

Ovviamente il solo utilizzo della mano destra portava Ray ad utilizzare principalmente le ottave alte dell'organo caratterizzando le melodie dei Doors con suoni taglienti e decisi che contribuirono alla fortuna del gruppo di LA.

Oltre al contributo nell'esecuzione musicale Manzarek fu anche l'autore di molte melodie divenute famosissime e identificative della Band; oltre alla celeberrima Light my Fire ricordiamo Riders on the Storm, L.A. Woman,When the Music's Over etc.

A seguito della morte di Jim Morrison, nel luglio del 1971, la band si sciolse nel 1972 ma Ray continuò un'attivissima carriera fatta di album solisti, dove si cimentava anche alla voce, ma anche di collaborazioni famose, citiamo tra gli altri Iggy Pop.

Nel 2001, insieme al chitarrista Robbie Krieger, rifondò la band "The Doors" con Steward Copeland, batterista storico dei Police, il cantante Ian Astbury e il bassista Angelo Barbera. Fecero numerose date dal vivo fino a che una sentenza, nata da una causa portata avanti dall'ex batterista John Densmore, gli impedì di continuare con il nome originale "the Doors" sancendo di fatto la fine definitiva della storica Band.

Concludendo vi riporto le parole pronunciate da Densmore in occasione della morte di Manzarek avvenuta il 20 Maggio 2013:
«Non esisteva altro tastierista sulla faccia della Terra più appropriato per supportare le parole di Jim Morrison. Ray, mi sento totalmente in sintonia con te musicalmente. Era come se fossimo una mente sola, quando gettavamo le basi per Robby e Jim in modo da farli sbizzarrire. Ho perso il mio fratello musicale» 

IL DOGUI



mercoledì, maggio 11, 2011

In memoria di Jim



I due componenti ancora vivi dei "The Doors" Robby Krieger e Ray Manzarek onoreranno il 30 ° anniversario della tragica morte del cantante e del leader del gruppo, Jim Morrison, nel luglio di quest'anno, eseguendo brani classici della band nella città in cui morì.

Morrison morì nella vasca da bagno a Parigi, in Francia, il 3 luglio 1971, e i suoi ex compagni di band hanno deciso di onorarlo con un tour europeo che partirà dalla capitale francese per arrivare in molte cittàdel vecchio continente.



Krieger e Manzarek si esibiranno al Bataclan di Parigi prima di volare in Israele per un raro concerto a Tel Aviv il 5 luglio.

Il duo si esibirà anche in Russia, Italia, Repubblica Ceca, Paesi Bassi e Austria nel mese di luglio.

venerdì, marzo 25, 2011

Sempre un'emozione rivederli....


Nel quarantennale della scomparsa di Jim Morrison, Ray Manzarek e Robby Krieger, rispettivamente tastierista e chitarrista dei Doors, saranno protagonisti il 9 luglio sul palco del Pistoia Blues Festival: un live unico con tutto il repertorio storico della band californiana da Light My Fire a Riders on The Storm, da RoadHouse Blues a Break on Through fino a Waiting for the Sun.

Alla voce ci sarà Dave Brock, famoso per essere la voce ufficiale della Tribute Band dei Doors, al basso Phil Chen e Ty Dennis alla batteria.

Ricordiamo che Morrison fu trovato morto nella vasca da bagno di un appartamento parigino il 3 luglio 1971, e la frettolosa procedura adottata dalle autorità francesi per chiudere il caso (che non contemplò esami post-mortem o autopsia prima della sepoltura presso il celeberrimo cimitero di Père Lachaise nella capitale francese) diedero adito alle ipotesi più fantasiose, che spaziano dal complotto omicida politico alla simulazione della scomparsa....ma di questo magari ne parleremo in futuro come abbiamo già fatto in passato con altre icone della musica rock anni '60 '70.

domenica, marzo 28, 2010

La chicca del giorno


La prima volta in cui ho scoperto la morte... io, mia madre, mio padre, mia nonna e mio nonno stavamo viaggiando in auto attraverso il deserto all'alba. Un camion carico di Indiani Navahos aveva sbattuto contro un'altra auto o qualcos'altro: c'erano Indiani insanguinati che stavano morendo sparsi per tutta la strada. Ero solo un bambino e per questo dovetti restare in macchina mentre mio padre e mio nonno scesero a guardare.Tutto ciò che vidi fu una divertente vernice rossa e della gente distesa attorno, ma sapevo cosa stava succedendo, perché riuscivo a sentire i fremiti delle persone intorno a me, e all'improvviso capii che loro non sapevano più di me cosa stava accadendo. Quella fu la prima volta che ebbi paura... ed ebbi la sensazione, in quel momento, che le anime di quegli Indiani morti - forse una o due di esse - stavano correndomi intorno, ed entravano nella mia anima, e io ero come una spugna, pronto a sedermi là e assorbirle ........e così naque il Re Lucertola ( I'm the Lizard King, I can do Anything )

All'anagrafe James Douglas Morrison ma per tutti Jim Morrison fu segnato da questo tragico evento e nacque così inequivocabilmente il suo rapporto con la stregoneria e con lo sciamanismo.

Il gruppo da lui fondato, The Doors, era appunto la sua porta della percezione verso l'infinito, o meglio come lui stesso ricordava spesso :"Ci sono il noto e l'ignoto, e in mezzo ci sono le porte"