Dopo l'album di esordio Mainstream, che gli ha permesso di farsi conoscere al grande pubblico, Edoardo D'Erme, in arte Calcutta, esce con il suo secondo progetto Evergreen e lo fa con il suo solito stile che lo contraddistingue....in punta di piedi.
Calcutta è sicuramente uno degli esponenti più interessanti della nuova ondata del genere Indie Rock: sonorità basiche, pochi strumenti registrati e testi "espliciti", termine riportato da Spotify per identificare una canzone con linguaggi volgari o scurrili; ecco se aprite il suo album su Spotify vicino ad ogni canzone c'è il termine "esplicita".
Ed è proprio la forma di scrittura che mi colpisce in lui; basta con le canzoni d'amore infarcite di frasi da "baci perugina" o da frasi per dire e non dire.....bisogna secondo me avvicinarsi di più a quella che è la realtà di tutti i giorni...a come si esprimono e vivono le storie d'amore i giovani di oggi.
E allora preferisco frasi come "Tutte le strade mi portano alle tue mutande" del brano "Orgasmo" perchè tanto alla fine gira e rigira si arriva sempre lì...allora perchè non essere diretti fin da subito..no?
10 brani in tutto nell'abum, in realtà nove perchè la traccia numero 6 intitolata Dateo è un brano di pochi secondi strumentale, che scorrono molto bene; diretti e facili da capire sia come suono che come testo...sono tutti brani che non hanno bisogno del continuo ascolto per arrivare sia in positivo che in negativo.
Questa la tracklist:
- Briciole
- Paracetamolo
- Pesto
- Kiwi
- Saliva
- Dateo
- Hubner
- Nuda Nudissima
- Rai
- Orgasmo
La prima cosa che viene in mente quando si leggono i titoli dei brani è "ma che cavolo di titoli sono?". E su questo tema c'è un divertente aneddoto raccontato da Calcutta in un'intervista radiofonica: di solito quando si registrano i brani in sala di registrazione, si attribuisce ad ogni traccia salvata sul computer un nome utile solo a ricordare al tecnico o all'artista il brano registrato...successivamente in post produzione e al momento dell'invio alla casa discografica quei nomi vengono modificati con il titolo definitivo. Ecco quest'ultimo passaggio, o per pigrizia o per disattenzione, non è stato fatto e quindi la casa discografica si è vista arrivare i nomi originali e poi non c'è stato più tempo di modificarli...il risultato è una serie di titoli assurdi e al tempo stesso originali che forse hanno contribuito a rendere più "personaggio" l'artista.
Un'altra cosa curiosa è la scelta delle location per la promozione del disco. Di solito gli artisti scelgono negozi di musica tipo "Feltrinelli" o altri per il lancio del disco; Calcutta invece in questi giorni la promozione la sta facendo in tutta italia negli Autogrill delle autostrade; potrebbe capitare quindi che tra un Camogli e una Rustichella vi imbattiate in una sua performance live chitarra e voce, e questo non c'è che dire è una trovata geniale.
Concludendo è un album che vi consiglio, che magari non apprezzerete nella sua interezza ma che sicuramente vi colpirà per alcune sue caratteristiche originali, in ogni caso penso che a questa nuova corrente di artisti come Calcutta gli vada riconosciuto il giusto spazio in questo periodo di desolazione musicale.
IL DOGUI












